La storia non si ripete, ma fa rima” affermava lo scrittore statunitense Mark Twain; un pensiero che calza a pennello con quanto sta accadendo nell’ultimo periodo ad Haiti.

Nelle ultime settimane infatti le strade del piccolo stato caraibico e in particolare della capitale Port-au-Prince sono il teatro di violenze e assalti condotti da bande criminali nei confronti di una popolazione inerme e impossibilitata a reagire.

Una popolazione che vive questi soprusi ormai rassegnata, dal momento che si ripetono con una preoccupante regolarità.

Crediti: Georges Harry Rouzier, Anadolu Agency/Getty Images

E il governo cosa fa?

Non c’è nessuno che lo sa, verrebbe da dire per citare un celebre brano musicale e provare a sdrammatizzare una situazione che definire critica è riduttivo.

Tuttavia purtroppo la realtà è proprio questa, dal momento che il paese non ha mai avuto modo di risollevarsi completamente dal terribile terremoto del 2010, catastrofe che ha aperto ampie crepe anche nella classe politica, dimostratasi incapace di reagire.

Alle elezioni del 2011 viene eletto Michel Martelly, un’icona della musica haitiana, ma anche un sostenitore della dittatura militare e di coloro che attuarono il colpo di Stato del 1991, come la squadra di assassini FRAPH. Un curriculum politico non certamente invidiabile che porterà ad una conclusione di mandato tra proteste e tumulti.

L’avvento di Moïse

Le cose non migliorano nemmeno sei anni più tardi quando, dopo una serie di rinvii determinati da irregolarità riscontrate nella tornata del 2015 e dall’uragano Matthew nel 2016, le elezioni presidenziali vedono la vittoria di Jovenel Moïse.

Jovenel Moïse, presidente di Haiti dal 7 febbraio 2017 al 7 luglio 2021. Crediti: EastMojo


Nel 2018, a causa di un aumento dei prezzi della benzina, la gente scende nuovamente in strada a far sentire la propria voce, riportando alla mente scene viste e riviste.

L’anno seguente la scintilla è da riscontrare nel deprezzamento del gourde, la valuta locale, rispetto al dollaro statunitense che porta ad un insostenibile aumento dei costi dei beni essenziali. Una quadro complicato come testimonia anche l’instabilità che aleggia intorno al ruolo di Primo Ministro, posizione rimasta vacante da luglio 2019 a marzo 2020.

La carriera politica di Moïse si interrompe brutalmente all’alba del 7 luglio 2021 quando viene assassinato all’interno della residenza presidenziale di Pétion-Ville da un commando composto da uomini di nazionalità colombiana e haitiano-statunitense.

Inizialmente l’omicidio viene ricondotto a una controversia riguardante l’effettiva durata del mandato presidenziale: secondo i partiti d’opposizione sarebbe iniziato a partire dalla data delle dimissioni del suo predecessore, con scadenza il 7 febbraio 2021, mentre secondo Moïse sarebbe terminato il 7 febbraio 2022.

Crediti: Hector Retamal / AFP

Tuttavia un’inchiesta pubblicata dal New York Times pochi mesi più tardi rivelerà come il Presidente fosse in possesso di una lista dei principali narcotrafficanti del Paese, lista che potrebbe essere il reale movente dell’omicidio.

Un declino dunque all’apparenza inarrestabile che ha portato a queste nuove, ma in fin dei conti non così tanto, violente sollevazioni popolari.

La situazione attuale

In seguito all’assassinio di Moïse la situazione è ulteriormente peggiorata, dal momento che si è assistito a una nuova ondata di violenze da parte delle bande organizzate, che secondo il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha raggiunto livelli “inimmaginabili e intollerabili”.

Crediti: CBS News

La violenza delle bande ha avuto un grave impatto sui diritti umani più elementari. Decine di scuole, centri medici, aziende e mercati rimangono chiusi e molte persone faticano a trovare prodotti di base come cibo, acqua e medicinali”, ha dichiarato a metà maggio Michelle Bachelet, l’alta commissaria per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Dalla metà di aprile circa mezzo milione di bambini ha perso l’accesso all’istruzione a Port-au-Prince, dove, secondo i dati del governo, oltre 1700 scuole sono state costrette a chiudere.

Un altro problema riguarda l’approvvigionamento di cibo, reso sempre più difficoltoso dall’aggravarsi degli scontri tra bande rivali che mettono a rischio gli sforzi di assistenza umanitaria.

Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) ha sottolineato come la situazione sia destinata a peggiorare anche a causa dell’alto costo dei generi alimentari e dell’aumento dell’inflazione.

Una contesto che si presenta quindi particolarmente critico e un futuro che si profila ancor meno roseo visto che come ha dichiarato Michelle Bachelet “simili restrizioni alla circolazione delle persone e delle merci potrebbero avere un impatto devastante a lungo termine sulla già difficile situazione economica di Haiti”.

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