Dopo il voto, due fattori prevalgono: frammentazione e incertezza.

Domenica 26 settembre in Germania si sono tenute le elezioni per il Bundestag, il parlamento della federazione. Per la prima volta dopo sedici anni, non ci sarà il volto di Angela Merkel tra i candidati alla cancelleria e mai come prima la situazione appare incerta. Le combinazioni di alleanze sono molteplici, gli indecisi numerosissimi, la mano della Merkel sulla situazione debole.

La situazione pre-voto

Le elezioni di quest’anno hanno portato nel panorama tedesco due grandi novità. Per la prima volta da decenni l’orizzonte politico tedesco non è più dominato da due soli grandi partiti di massa, ossia l’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) e il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD), ma ci si sta affacciando su un sistema tripartito, con i Verdi ormai da un anno identificati come terzo polo forte tra i partiti della Federazione Tedesca.

Sarà anche la prima volta dal 2005, se si eccettua il quadriennio 2009-2013, che la CDU e la SPD non saranno alleati in una grande coalizione di governo. E, naturalmente, sarà anche la prima volta senza Angela Merkel a figurare tra i candidati alla cancelleria. I sondaggi di Politico.eu mostravano che il partito della Merkel era ai minimi storici, figurando come preferenza solo per il 22% dei tedeschi; la SPD aveva invece conquistato dieci punti percentuali dallo scorso luglio, attestandosi al 26%; l’andamento dei Verdi è stato invece più altalenante, e dopo il picco di maggio 2021, che li ha portati ad essere il primo partito di Germania, sono tornati alla soglia del 16% in questi ultimissimi giorni.

Si prospettano quindi tempi duri per la CDU che, oltre al probabile peggior risultato di sempre, potrebbe anche rischiare di finire all’opposizione. Non sarebbero potute mancare anche le possibili sorprese, però, in quanto un gran numero di tedeschi, ben il 26%, si dichiarava indeciso al 25 agosto, e le oscillazioni dei sondaggi del mese precedente le elezioni non facevano che confermare questa situazione.

Angela Merkel a questo turno non sarà candidata come cancelliera; foto da Remocontro

I candidati e i programmi

Alle elezioni di domenica, che sono servite a rinnovare il parlamento tedesco, stanno seguendo, in questi giorni, i negoziati per l’elezione del cancelliere, il successore di Angela Merkel. I candidati per la carica, espressi dai tre maggiori partiti, sono Armin Laschet (CDU), Olaf Scholz (SPD) e Annalena Baerbock (I Verdi).

Al momento il candidato più forte sembra Scholz, leader dei Socialdemocratici, ministro del lavoro tra il 2007 e il 2009 e sindaco di Amburgo dal 2011 al 2018, attualmente è vicecancelliere e ministro delle finanze. Le rilevazioni successive ai dibattiti con gli altri due candidati lo hanno dato come vincente tre volte su tre. Benché socialdemocratico appare quasi come un centrista e proprio per questo è molto apprezzato anche al di fuori del classico elettorato della SPD. Punti forti del suo programma sono l’aumento del salario minimo da 9 a 12 euro e l’aumento delle tasse per le fasce di popolazione più ricche.

Subito dopo Scholz viene Armin Laschet, lievemente preferito alla Baerbock come leader. Dal 2017 è ministro presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia e dal gennaio scorso è presidente della CDU. Il suo partito ha come cavalli di battaglia l’alleggerimento del carico fiscale per l’intera durata del mandato, la digitalizzazione e la sburocratizzazione del Paese. Altro tema caro è la sicurezza interna, per cui, strizzando l’occhio alle fasce più conservatrici, si propone l’aumento della videosorveglianza nei luoghi pubblici. Nonostante l’endorsement della Merkel stessa, Laschet sembra non essere ritenuto all’altezza di chi lo ha preceduto e anzi l’appoggio della cancelliera uscente ad un candidato ritenuto non adeguato sembra quasi faccia perdere di credibilità al partito.

La terza candidata è Annalena Baerbock, 41 anni, presidente de I Verdi e deputata dal 2013. Il suo programma, compatibile con quello della SPD per quanto riguarda i temi della giustizia sociale, ha anche una fortissima impronta ambientalista e alla transizione ecologica, guardando con coraggio all’obbiettivo di ridurre a zero le emissioni dell’industria entro il 2045.

Da sinistra a destra: Armin Laschet (CDU), Annalena Baerbock (I Verdi) e Olaf Scholz (SPD).

I risultati e le possibili coalizioni

I risultati delle urne non hanno smentito i sondaggi: la SPD ha ottenuto il 25,7% dei voti, mentre la CDU solo il 24,1%, comunque un poco meglio di quanto pronosticato, mentre i Verdi sono scesi al 14,8% dal 16% in cui li proiettavano i sondaggi. Le possibilità per la coalizione che andrà ad eleggere il cancelliere sono molto numerose e solo una sembra non percorribile: l’ormai storica alleanza tra SPD e CDU. I due partiti, infatti, stando alle dichiarazioni di diversi esponenti, sono apparsi piuttosto freddi su una possibile alleanza alla vecchia maniera.

La coalizione più naturale sembrava quella formata da SPD e Verdi con l’aggiunta della sinistra pura di Die Linke, che avrebbe come punti cardine la giustizia sociale e la transizione ecologica, ma il pessimo risultato di quest’ultimo partito rende impossibile tale eventualità. Una possibilità concreta, sempre con SPD al governo, è l’alleanza con Verdi e Liberali, che però apparirebbero meno convinti degli altri partner su questioni come l’aumento del salario minimo e l’innalzamento delle tasse per la popolazione più ricca.

Considerando un ennesimo governo con la CDU in maggioranza, appare plausibile un’unione con i Liberali e i Verdi, pronti a far di necessità virtù pur di portare con voce autorevole le loro istanze nell’esecutivo. Certamente sarebbe una maggioranza con grandi diversità di vedute su svariati temi, ma il compromesso potrebbe essere l’unica possibilità per il partito della Merkel di mantenere la propria, ormai parziale, egemonia.

Le possibile coalizioni di governo tra i partiti (immagine da Politico.eu)

Attualmente queste sono le due uniche strade percorribili per ottenere una maggioranza solida, corrispondente a 368 seggi su 735. I protagonisti delle trattive di questi giorni sono proprio i Liberali e i Verdi che, consci di essere parte fondamentale di una qualsiasi maggioranza, decideranno tra di loro un asse da seguire per poi trovare il miglior offerente tra SPD e CDU. Nonostante il partito della Baerbock ormai da mesi strizzasse l’occhio ai Socialdemocratici, in una recente intervista Omid Nouripour, esponente in vista dei Verdi, ha dichiarato come l’unico punto imprescindibile del loro programma fosse la transizione ecologica. Questo potrebbe portare a un abbandono, almeno in un primo momento, della proposta di aumento del salario minimo e delle tasse per i ceti più abbienti, effettivamente inconciliabili con i programmi dei Liberali. Una svolta del genere aprirebbe le porte anche a un’alleanza con la CDU. Insomma, è plausibile che i Verdi possano cedere su questi fronti pur di affrontare, in maggioranza, la sfida che sta loro più a cuore.

Anche un asse SPD, Verdi e Liberali appare impossibile se i due partiti “più a sinistra” non faranno un passo indietro su questi temi delicati, con il vantaggio, da una parte, di andare al governo da protagonisti, ma il rischio, dall’altra, di deludere il proprio elettorato. Tra di loro quelli che maggiormente possono permettersi una manovra del genere sono i Verdi, la cui vocazione principale, a partire dal nome stesso, è la battaglia per un mondo più verde e pulito. Non è quindi da escludere che i loro elettori si mettano il cuore in pace se, per ottenere salde promesse sulla transizione ecologica, il partito abbandonerà i temi più spostati a sinistra, pur di godere di un notevole peso in una maggioranza. D’altro canto è anche possibile che i Socialdemocratici non accettino di farsi scappare una ghiotta occasione per governare la Germania senza l’ombra della CDU e della Merkel, e che quindi siano disposti a cedere su temi cari all’elettorato. L’SPD però, a differenza degli altri partiti, può contare su un forte gradimento della popolazione per il suo candidato cancelliere, Scholz. Mai come prima la situazione in Germania è incerta, ma quel che è certo è che dall’esito di queste consultazioni dipenderà anche il futuro delle politiche dell’Unione Europea.

Risultati e news sulle elezioni parlamentari in Germania: https://www.politico.eu/germany-election-2021/.

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