Sono in molti a pensare che uno degli obiettivi di Putin in merito alla campagna in Ucraina sia anche riguadagnare popolarità all’interno della nazione. La propaganda del Cremlino sembra più attiva che mai, tra conferenze a reti unificate e misteriosi simboli apparsi tra civili e militari.

Credits: The Huffington Post

Neonazisti e moralizzatori

Se Putin e i suoi collaboratori hanno dimostrato sprezzo del diritto internazionale, lo stesso non si può dire dell’opinione pubblica in Russia. Fin da subito il governo del Cremlino ha cercato di tranquillizzare la popolazione, dipingendo l’invasione dell’Ucraina non come una guerra di conquista o come un’operazione preventiva contro l’allargamento a Est della NATO, ma come un’opera di denazificazione. Il richiamo è chiaramente alle operazioni militari dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale, che conquistò Berlino segnando nel mondo più assoluto la fine del conflitto.

Non solo né guerra di conquista, né preventiva, addirittura Putin rifiuta l’utilizzo del termine “guerra”. I media ufficiali russi parlano di operazione speciale di denazificazione e soprattutto in difesa delle minoranze russe in Ucraina, sottoposte ormai da anni ad un vero e proprio genocidio. Ritorna ancora un richiamo al secondo conflitto mondiale attraverso una presunta opera di sterminio a danno di una minoranza.

A dare man forte alle posizioni del governo russo per cercare di legittimare l’aggressione, c’è anche il patriarca Kirill, che ha parlato dell’operazione speciale in Ucraina come di una guerra che «ha assunto un significato metafisico», ad indicare come sia svolta con l’obiettivo di moralizzare i vicini Ucraini, troppo corrotti dall’influenza occidentale, specialmente per quanto riguarda le pratiche omosessuali. È importante questo aspetto che vede mischiare propaganda politica e religiosa in una maniera per noi familiare specialmente nel Medio Oriente.

Alcuni mezzi russi con il simbolo Z (Credits: Fanpage)

Il simbolo Z

Da alcuni giorni è venuta alla luce la presenza di un simbolo “Z” sui veicoli militari russi, sugli equipaggiamenti dei soldati e anche per le vie delle principali città russe. Le interpretazioni si sprecano: che sia la Z di Zelensky (inteso ovviamente come obiettivo da eliminare); oppure l’iniziale della parola russa per Ovest, la direzione delle truppe di Mosca; o ancora un simbolo che indica la locuzione “per la vittoria” come suggerito su Instagram dal Ministero della Difesa Russo.

Ad ogni modo, poco cambia. Si tratta chiaramente di un altro simbolo di propaganda, più immediato e di più facile trasmissione, quello che serviva al governo russo per avere rapidamente sott’occhio l’indice di gradimento della propria operazione speciale. Quello che è fondamentale in sistemi in cui la libertà è solo parziale, è cercare di avere l’opinione pubblica dalla propria parte, evitando fughe di notizie e mettendo a tacere i dissidenti.

Per raggiungere questo obiettivo i simboli sono armi potenti, capaci, un po’ per moda, un po’ per convinzione, di influenzare in breve tempo migliaia di persone. Si diffondono rapidamente, sono intuitivi e possono essere interpretati liberamente, a piacimento di ognuno e secondo le proprie convinzioni. Se a questi si aggiungono le leggi contro le fake news, che sono in realtà norme per limitare la libertà di stampa, si ha un mix perfetto per manipolare le masse.

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Di Giorgio Carboni

Laureato in Lettere Classiche. Amo la letteratura e la campagna. Credo nel giornalismo come strumento per rendere le persone consapevoli del mondo che hanno intorno.

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