Un voto senza partecipazione

Gli esiti dei ballottaggi hanno fatto gioire gli esponenti del centrosinistra e incupire quelli del centrodestra, ma chiunque ha a cuore il bene del Paese non dovrebbe troppo rallegrarsi. Il dato che emerge da queste elezioni è la bassissima affluenza che si attesta solo al 54,64%. Dal 2010 il risultato complessivo nazionale minimo era stato del 60,07%, nel 2017. Ancora peggio se consideriamo solo il secondo turno, il ballottaggio appunto, in cui la percentuale scende al 43,93.

Quali sono le cause di questa bassa affluenza?

È ormai assodato che in Italia ci sia grande sfiducia nella politica, che molte persone non si riconoscano con coerenza in un partito e anche che manchino spesso leader capaci, con le loro idee e visioni, di coinvolgere anche chi si trova distante dalla vita della Cosa Pubblica. Oltre a questi problemi, le cui conseguenze vengono già alla luce con i dati sul voto al primo turno, emerge anche il preoccupante calo di affluenza al secondo. Naturale e sempre attestato, certo, ma che rivela, con un calo di circa dieci punti percentuali, che il voto, in una parte consistente dei votanti, non era incentivato dalla fiducia che si aveva in un determinato candidato sindaco con un determinato progetto, quanto da legami che possiamo definire di volta in volta clientelari, di stima o amicizia o di interessi verso un particolare candidato impegnato al fianco di un sindaco. In breve, molte persone non sono andate a votare perché non più incentivate dal conoscente di turno. Questa politica ad personam, unita alla disillusione che gran parte della cittadinanza presenta, sta alla base di un risultato infimo in termini di affluenza.

Con una percentuale di votanti pari al 43,93% meno di un avente diritto su due si è recato alle urne. Credits: Today

Politica personalizzata

Già da alcuni anni a questa parte si nota come sui grandi palcoscenici le grandi masse si siano spostate verso l’uomo forte e carismatico, il leader da seguire come una rockstar, unico punto di interesse nel mondo politico. I dati di queste comunali possono suggerire una situazione simile in scala ridotta, a livello territoriale. Il cittadino medio si sente incentivato a votare quando c’è in gioco una persona che conosce (in questo caso i numerosissimi candidati consiglieri comunali che si moltiplicano sia nelle grandi città, sia in quelle piccole), seguendo scrupolosamente le sue indicazioni, per poi sentirsi meno attratto dalla cabina elettorale quando ormai il suo voto gioverebbe solo a un signor sconosciuto, visto con sorriso rassicurante su qualche manifesto. Diventa quindi chiaro che la politica ad personam condiziona sempre più l’andamento democratico del Paese. Non è certo una novità, ma diventa sicuramente un fattore da monitorare fortemente se unito alla generale astensione anche al primo turno. È preoccupante che la disillusione e la mancanza di una chiara progettualità che caratterizza gran parte della politica italiana porti a questa personalizzazione della politica stessa, che diventa un favore, un aiuto, un do ut des, specialmente nei centri più piccoli. Questo fenomeno, che non è più nemmeno contrastato da alte affluenze, ha un solo antidoto: il ritorno al futuro. I leader, a destra come a sinistra, devono tornare a guardare alle generazioni successive con chiarezza, proponendo con coraggio la loro idea di Paese e di società. Solo così l’affluenza potrà risalire e tornare costante e il voto avrà un chiaro sapore di scelta, consapevole e lungimirante.

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