La (non) diplomazia del gas

Ancora tensioni nel mediterraneo

Il quadro del conflitto energetico che sta in questi anni avendo luogo nel mediterraneo ha rilevato un’importante escalation a metà Agosto quando è diventata pubblica la notizia di uno scontro tra due navi militari di Grecia e Turchia. Le tensioni sono salite quando una nave esplorativa turca, la Oruc Reis, si è ritrovata nella Zona economica esclusiva greca, Atene ha quindi avviato operazioni di disturbo contro la nave turca con una sua nave militare, scatenando come riposta l’intervento di una fregata turca di scorta alla Oruc Reis, che secondo fonti turche avrebbe speronato la nave greca costringendola alla ritirata, mentre secondo fonti greche la collisione sarebbe stata dovuta ad un errore di manovra turco (la Repubblica). Non risulterebbe difficile credere alla versione turca dati i toni particolarmente accesi e aggressivi tenuti dal primo ministro turco Erdogan. Questo scontro è però frutto di una rivendicazione minore rispetto al quadro generale della lotta per la messa in sicurezza dei giacimenti gasiferi e petroliferi del Mediterraneo orientale. Infatti in questo caso le rivendicazioni turche, pur non rispettando i limiti stabiliti da precedenti trattati internazionali, si basano sul fatto che l’estensione della Zee greca che parte dalla piccola isola di Castelrosso a soli 2 kilometri dalle coste turche violi il diritto turco all’accesso (esclusivo) delle risorse presenti nella sua placca continentale.

L’Italia che dà fastidio

Si presume che l’azione della nave esplorativa turca sia stata decisa a seguito di un accordo italo-greco che andrebbe a definire i limiti delle Zee italiane e greche nel momento in cui si decidesse di istituirle. Agli occhi di Ankara i problemi di questi trattati sono primariamente 2, da una parte legittimerebbe le pretese delle isole greche nell’Egeo e dall’altra, alcune concessioni ai nostri pescatori presupporrebbero l’espansione delle acque territoriali a 12 miglia, definite dalla Turchia come un sufficiente casus belli (affarinternazionali).

I molti poteri in gioco

Le problematiche tra le due forze NATO non si limitano all’Egeo, l’area con il maggior numero di interessi in conflitto è infatti quella più orientale tra Cipro e l’Egitto. Gli accordi tra Il Cairo e Atene (e Tel Aviv) sulle rispettive Zee, due nemici storici della Turchia, non possono che spingere il governo turco a sentirsi alle strette, condizione che ha portato già nel passato a scontri in quelle zone, includendo anche navi dell’Eni, i quali interessi al momento sono stretti con quelli dell’Egitto dopo la scoperta del giacimento di Zohr. E se apparentemente le zone a sud di Cipro non dovrebbero dare possibilità di rivendicazione ai turchi, Ankara ci dimostra ancora una volta il contrario. Dati i suoi possedimenti a Cipro Nord (zona riconosciuta come turca solo dalla Turchia stessa), in virtù dei diritti dovuti alla placca continentale Erdogan sta mettendo in discussione la proprietà della Zee antistante il Libano.

La risposta dell’UE

l’Unione europea si è subito schierata per il dialogo e in favore di negoziati che possano risolvere le dispute. Un tentativo nobile se non fosse per la mancata concertazione delle operazioni degli stati coinvolti. La francia per prima ha deciso di inviare nella zona dell’incidente una fregata e 2 Mirage, segue l’azione Italiana sempre assieme a Francia e Grecia inviando più tardi altre unità militari per condurre la manovra “Eunomia”. La Germania nel frattempo pare abbia aperto la strada per i negoziati attraverso incontri segreti a Berlino, attirandosi le critiche di Atene e della sua opinione pubblica. La dissonanza tra la due strategie, quella diplomatica e quella della dissuasione militare risultano tanto più stonate quando si comprende il valore strategico dell’isola di Castelrosso per l’UE. Se infatti venisse confermato il domino greco sulla Zee con epicentro sulla piccola isola, questo le permetterebbe di collegare la sua Zee con quella cipriota, permettendo il passaggio del gasdotto EastMed, permettendo all’Unione di diminuire la sua dipendenza energetica dalla Russia (ISPI).

(foto da Diplomatic Observer)

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