L’ennesimo scontro generazionale, che vede il “corsivo” come nuovo nemico della tradizione italiana.

“Questa è l’Italia del futuro: un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”: con queste poche parole, Valerio Aprea descriveva perfettamente la nostra nazione nella serie tv Boris. Insomma, una popolazione che trova dei passatempi per superare le angosce che tormentano la nostra quotidianità. Che, a dirla tutta, di per sé non c’è nulla di male, anzi. Infatti, il problema risiede nel modo in cui gli italiani si contrappongono tra fazioni nel giudicare questi “passatempi”, generando polemiche fondate sul nulla e invocando slogan autarchici e di protezione dei sacri valori della patria. Detto in parole povere: l’ennesimo scontro tra boomer e giovani.

In quest’ultimo periodo, ad essere sul banco degli imputati è il “corsivo”. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, si tratta di un modo ironico di parlare fondato sullo scimmiottamento estremizzato delle deformazioni dialettali appartenenti alla cittadinanza milanese.

Nonostante non sia un’assoluta novità, ha fatto parlare molto di sé dopo che la tiktoker Elisa Esposito ha avviato il “corso di corsivo”, una serie di video in cui la giovane ragazza gioca sull’insegnare a pronunciare determinate parole o frasi in questa “lingua”. Ovviamente, la chiave ironica di queste lezioni è evidente, ma a quanto pare non tutti l’hanno colta. Eliminando tutte le categorie dei giovani “alpha” e derivati, i veri oppositori del corsivo sono i “boomer” che, per l’ennesima volta, non hanno colto la non-serietà della cosa.

La genesi dello scontro: boomer contro giovani

Di base, i problemi che hanno generato questo “scontro” sono due. Innanzitutto, l’incomprensione tra generazioni causata da codici comunicativi diversi, oltre che dalla diffusa incapacità da parte dei più anziani di cogliere le dinamiche all’interno dei social media. Questo porta le classi di età più avanzate a non comprendere le modalità e i sottotesti che contraddistinguono queste piattaforme, le quali sono state plasmate perlopiù a misura di giovane. In secondo luogo, si ripresenta la ricerca da parte dei più grandi di un nemico da combattere.

Questi due fattori combinati hanno generato delle polemiche degne della lotta ai mulini a vento di Don Chisciotte, dove noi giovani siamo gli spettatori privilegiati e, per puro diletto, contribuiamo ad alimentare questo scontro assurdo, rilanciando con la pubblicazione di altri video in corsivo e dando più importanza al corsivo di quanto noi effettivamente ne diamo nella realtà. 

Credits: LorenzoFabre.com

Insomma, i “boomer” son convinti che noi – membri delle nuove generazioni – parliamo così perché crediamo sia bello, ergendoci a estremi difensori di questo “degrado linguistico”. Ma la realtà è ben diversa: noi vogliamo solo riderci sopra. È l’ennesima scappatoia che utilizziamo per divertirci, per non pensare al vero degrado della società in cui viviamo: quello dei diritti negati, del precariato giovanile, della scarsità di opportunità, del sistema scolastico tossico dentro al quale siamo gettati sin da bambini.

Solo che noi riusciamo a portare avanti campagne di sensibilizzazione su questi temi, mentre le generazioni adulte – che ricordiamo sono quelle ad avere veramente il potere in mano – si concentrano su queste piccolezze. Insomma, siamo veramente “un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.

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Di Andrea Miniutti

Sono Andrea Miniutti, ho 21 anni e sono laureato in Studi Internazionali presso l’Università di Trento. Sono il direttore e co-fondatorer di Fast, mi occupo di politica (principalmente italiana) e temi inerenti a mafia e stragismo. Sono un grandissimo polemico.

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