Dave Chappelle è bravo, molto bravo, a detta di molti il migliore, e in The Closer, il suo ultimo speciale di stand-up comedy per Netflix (che per sua ammissione potrebbe essere l’ultimo per un po’ di tempo), lo ha dimostrato ancora una volta.

In questo special Chappelle è riuscito ad essere dissacrante senza essere arrogante, provocatorio senza essere scontato, a tratti scomodo ma senza volgarità gratuite. E gli si deve concedere anche pizzico di coraggio visti i tempi; senza comunque volerlo trasformare in un martire vittima del politicamente corretto (espressione quasi odiosa viste la generalizzazione e la malafede che spesso l’accompagnano), perché oltre alle critiche e agli insulti su Twitter, altro non rischia e non ha rischiato; d’altronde, come lui ama sottolineare nei suoi show, “I’m rich and famous”.

Spettacolo controverso

Con The Closer Chappelle dimostra una gran capacità osservativa della realtà, che a dire il vero è precondizione per l’attività di qualsiasi comico. Ma lui compie un passo in più ed evidenzia senza troppi giri di parole le pesanti contraddizioni e impazzimenti della società (occidentale, per non dire americana) odierna, da cui abilmente ricava dei paradossi ironici efficaci a trasmettere il messaggio; mantiene anche il suo stile molto discorsivo e privo di battute memorabili, ma senza per questo perdersi per strada lo spettatore.

(Crediti: IMDb)

Parla di una realtà fatta ormai di comunità spesso discriminate che si cimentano in una ceca lotta fra loro per risultare l’ultima minoranza e quindi quella meritevole di maggiore attenzione; fatta di un tutti contro tutti costruito artificialmente che non contribuisce affatto alla causa dell’uguaglianza e dell’inclusività; fatta di un continuo bisogno di categorizzazione che aumenta l’incomunicabilità fra le persone e che viene sfruttata solo quando conviene. “In our country you can shoot and kill a nigga, but you better not hurt a gay person’s feelings” (il riferimento è alle vicende del rapper americano DaBaby).

In quanto nero non ci sta ad essere “dimenticato”: nell’ora e dieci di show sono molti i parallelismi fra le lotte che la comunità afroamericana ha dovuto portare avanti nei decenni per ottenere la parità e gli sforzi odierni della comunità LGBT per raggiungere la piena accettazione nella società. “Sì, sono invidioso (delle persone gay n.d.r.) e non sono l’unico nero a sentirsi così. Li guardiamo e pensiamo: guarda quanto va bene il loro movimento!…Non posso non pensare che la schiavitù con cremine e pantaloncini sarebbe finita cent’anni prima.”.

Gli possiamo poi concedere l’intento di togliersi qualche sassolino dalla scarpa per tutte le accuse di omofobia, transfobia e misoginia ricevute durante la sua carriera, critiche che dovrebbero risultare infondate agli occhi di persone intellettualmente oneste ed in grado di decifrare un contesto ironico.

(Crediti: Fox News)

Il ruolo della Stand-up

Ad ogni modo, i suoi sketch sono evidentemente esagerazioni e provocazioni ironiche, d’altronde non dimentichiamoci che siamo all’interno di uno spettacolo di stand-up comedy, forma d’arte che fa della provocazione la sua cifra stilistica, e la comicità in generale è tale proprio perché compie un’operazione di estremizzazione della realtà osservata.

Questo modo di fare è funzionale a far riflettere criticamente sul mondo e sulla realtà, portando lo spettatore fuori dal perimetro delle sue sicurezze e convinzioni, e pertanto non può essere accomodante e rassicurante. Tale operazione è svolta benissimo dal comico nativo di Washington (cosa c’è di più attuale e discusso dei diritti delle persone LGBT?), non a caso sono immediatamente piombate su di lui accuse di omofobia e transfobia.

Nella stand-up comedy, spesso, l’ironia non è fine a sé stessa, non lo è nel linguaggio di Chappelle e non lo è in The Closer, ma diventa un mezzo per trasmettere un messaggio e per presentare al pubblico il punto di vista del comico su una certa questione. La critica dell’esistente può costruirsi attorno a temi che hanno vari gradi di impegno e serietà e la comicità, come qualsiasi forma d’arte, non può essere totalmente impegnata o totalmente mero intrattenimento; ma se la risata è sempre trattata come il fine, la comicità perde la capacità di scatenare una riflessione e di far fare al pubblico un passo in avanti dal punto di vista culturale.

L’obiettivo di Chappelle è guardare agli altri prima di tutto come delle persone. Per questo riporta la conversazione avuta durante uno spettacolo con la sua amica transgender Daphne Dorman (morta suicida nel 2019), anche lei comica: “Non ho bisogno che tu mi capisca. Ho bisogno che tu capisca che sto vivendo un’esperienza umana. Sono una persona che affronta dei problemi”. “Ti capisco perché tra simili ci si capisce”, risponde lui.

Empathy is not gay, empathy is not black. Empathy is bi-sexual. It must go in both ways”. “È finita – rivolto alla comunità LGBT – non farò altre battute su di voi finché non saremo sicuri di ridere insieme”.

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