Negli ultimi mesi è aumentato nettamente il numero di migranti irregolari che giungono in Lituania dalla Bielorussia. La maggior parte di queste persone proviene dall’Iraq e da altri Stati mediorientali o nordafricani; pare che raggiungano la Bielorussia via aereo (alcuni voli pare provengano anche dalla Turchia) e poi siano accompagnati o perlomeno non ostacolati nello spostamento verso la Lituania. Per questo motivo le autorità bielorusse vengono accusate dai lituani di connivenza, se non addirittura di complicità.

Riguardo a questa situazione, il dittatore bielorusso Lukashenko ha dichiarato che lo Stato di cui è formalmente Presidente non chiuderà i propri confini e non diventerà un campo per migranti; d’altronde, spiega che i migranti “non vogliono venire da noi, vogliono andare nella illuminata, calda e accogliente Europa”.

La situazione

Fonte: Euronews.

I numeri dimostrano una crescita incomparabile con la situazione precedente, motivo per cui la Lituania ha deciso di rafforzare il controllo del confine. Una parte di esso presenta già delle barriere fisiche che però verranno espanse, mentre molti chilometri sono sorvegliati elettronicamente; in aggiunta a ciò, la Lituania – membro dell’UE – riceverà anche rinforzi da Frontex, l’agenzia dell’Unione Europea per il controllo dei confini esterni.

Le autorità lituane sono però consapevoli del fatto che rinforzare le barriere ai confini non può essere la soluzione definitiva. Il ministro degli Esteri lituano Landsbergis sostiene infatti che soltanto un approccio “chiaro e unitario” da parte dell’UE in tema di rimpatrio dei migranti irregolari potrebbe impedire che regimi e gruppi criminali possano sfruttarli per perseguire i propri obiettivi.

Anche la Prima Ministra Šimonytė sostiene che questa azione – che definisce di “hybrid warfare” – sia rivolta non solo verso la Lituania ma anche nei confronti dell’UE: il numero dei migranti giunti nel Paese baltico è infatti aumentato in questi primi mesi estivi, in seguito alla decisione europea e statunitense di imporre delle sanzioni alla Bielorussia come reazione al dirottamento dell’aereo sul quale viaggiava il giornalista e oppositore del regime Protasevich. Inoltre, in Lituania si è rifugiata anche Tikhanovskaya, candidatasi alle ultime contestate elezioni presidenziali.

Il presidente Aleksandr Lukašenko (via EU reporter)

Lukashenko non è il primo

La provocazione bielorussa porta alla mente quanto accaduto in altre zone di confine tra l’UE e Stati terzi relativamente alla gestione della migrazione irregolare. Il caso più emblematico è sicuramente la Turchia, che ha concluso con l’UE un accordo secondo il quale si sarebbe impegnata a gestire i migranti provenienti dalla Siria in cambio di €6 miliardi. L’UE cerca di concludere accordi per la gestione dei migranti anche con Tunisia e Marocco: quest’ultimo Stato nel maggio 2021 ha però sfruttato la migrazione irregolare per mettere pressione alla Spagna (sebbene per motivi legati a diatribe politiche tra i due, cioè il legittimo controllo del Sahara Occidentale). Noi italiani non dobbiamo poi dimenticarci degli accordi siglati dal nostro Paese con la Libia, Stato in cui i diritti umani dei migranti vengono costantemente violati.

Molti giornali fanno notare come questo approccio dia a degli Stati terzi la responsabilità di gestire il fenomeno migratorio, i quali però hanno poi la possibilità di ricattare l’UE.
Seppure il caso bielorusso-lituano sia diverso perché stavolta non sono presenti accordi tra l’UE e lo Stato, le dichiarazioni delle autorità lituane portano a chiedersi se non si possa giungere a ridiscutere i criteri di gestione dei migranti irregolari e dei confini esterni dell’Unione.

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Di Alessio Piccoli

Mi chiamo Alessio Piccoli, ho 23 anni e vengo da un piccolo paese in provincia di Pordenone. Studio Scienze Politiche all'Università Cattolica di Milano ed è proprio di politica che mi occupo, interessandomi principalmente ai contesti italiano, europeo e statunitense. Tra le mie altre passioni ci sono la musica e gli sport, il calcio soprattutto.

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