NBA, Irving: “Smettete di strumentalizzarmi”

Kyrie Irving, star dei Brooklin Nets, ha finalmente deciso di parlare su Instagram dopo il caos mediatico conseguente alla sua decisione di non vaccinarsi, andando così contro alle regole della National Basketball Association.

I pensieri e le parole di Irving

Kyrie Irving, playmaker Brooklyn Nets

Kyrie, durante la diretta trasmessa sul suo profilo ig, pochi giorni fa, ha voluto chiarire la sua posizione e esprimere ciò che ha passato nell’ultimo anno e mezzo. Al momento la franchigia dei Nets lo ha escluso dalla squadra e gli impedirà di giocare le partite casalinghe. Il nativo di Melbourne ha esordito difendendosi dalle critiche subite: “Sono qui per dirvi le cose come stanno. Per dirle a voi, ai miei compagni e a chiunque mi stia sentendo. Stiamo vivendo qualcosa che non abbiamo mai visto prima e voi mi dite di essere razionale? Seriamente voi riuscite a ragionare in maniera razionale? Io non devo essere il vostro bersaglio, ci sono problemi più grandi di me”.

Irving, dal suo ingresso nella lega, è sempre stato etichettato come un personaggio particolare, quasi bizzarro e dalle idee abbastanza controverse. Un ragazzo pieno di contraddizioni, spettacolare in campo come pochi e con uno skillset che in pochi possono vantare a livello mondiale ma anche fragile fuori dal campo. Per questo le sue dichiarazioni hanno un certo peso all’interno dell’organizzazione.

Umano, troppo umano

Kyrie Irving

Proseguendo nelle sue dichiarazioni, la prima scelta assoluta del Draft 2011 ha affermato di star “pensando a tutti quelli in una situazione simile. Nessuno dovrebbe essere forzato a fare qualcosa con il suo corpo. Se scegli di fare il vaccino, ti supporto. Se decidi di non farlo? Ti supporto. Dovremmo smetterla di giudicare le persone per ciò che fanno delle loro vite. Io continuo a rispettare gli altri essendo me stesso. C’è una lotta qui fuori per i diritti sociali, c’è il razzismo, ci sono i problemi sanitari, ci sono le ingiustizie sociali. Io sono un essere umano, pensate che non mi importi tutto questo? Pensate non mi importino le cavolate che dite su di me?”. Parole che valgono il doppio se dette durante il mese dediciato al benessere psicologico. Un argomento che il Commissioner della NBA, Adam Silver, ha sempre preso sul serio. Dalle prime richieste di aiuto in tal senso da parte della star dei Cleveland Cavaliers, Kevin Love, al neo-acquisto dei Chicago Bulls, Demar DeRozan, che su questo argomento è molto ascoltato da tutti. Il playmaker dei Brooklyn Nets non è la prima volta che affronta pubblicamente i suoi problemi, dopo che lo scorso anno per quasi un mese non si presentò agli allenamenti e ale partite per risolvere alcuni problemi personali.

Non è solo basket

Qui non c’è in gioco solo il basket. Qui si parla del fatto che le persone devono fare ciò che ritengono giusto, indossando la mascherina, rispettando i protocolli.

Fate la vostra scelta.

Ogni notte prego per chi ha perso un caro per il Covid, per quelli che hanno problemi di mental health. Voglio essere la voce loro. Sono fortunato che non sia successo a me, sono felice di poter essere una voce. Non sono un messaggero, non devo convincere nessuno. Quello che non sopporto è stare zitto, qui si tratta di scelte…

…Siamo in un periodo storico pazzesco. Tutti parlano come se avessero la verità in tasca, come se tutti avessero la soluzione. E voi mi parlate di emozioni dei fan?

Siamo nel periodo storico in cui qualcuno si assume il diritto di decidere per qualcun altro, quando ognuno dovrebbe decidere secondo coscienza.

Se non ci alziamo in piedi oggi, affinché ognuno abbia il diritto di dire ciò che crede, argomentandolo, confrontandosi, sarà troppo tardi. Io continuerò a parlare perché rispetto te, chiunque tu sia. Se stai facendo ciò che credi giusto per te, qualunque sia la tua decisione, io ti rispetto e ti voglio bene, sono fatto così.

La fuori c’è gente che ha bisogno di terapie, counseling, aiuto. Questo è il momento di stare assieme, essere uniti. Io rispetto ogni medico, ogni infermiere… chi sono io per non rispettarli? Non è il tempo di essere divisi.

Kyrie Irving, su Instagram

Si potrebbe pensare che Uncle Drew stia usando la sua posizione privilegiata per salvare la faccia e aggiustare la sua immagine parlando di unità e parlare delle persone che davvero soffrono. Ma non è mai stata una persona disposta a dichiarazioni accomodanti ed evidentemente davvero ci crede. Arrivare a forzare delle persone a vaccinarsi, in fondo, non è giusto. Certo, alcune volte bisogna fare scelte difficili per evitare conseguenze pericolose come una nuova pandemia mondiale ma la domanda è: perché siamo arrivati a questa deriva?

Un Occidente talmente sviluppato da essere convinto e pronto di mandare uomini su Marte, continua a combattere il razzismo, l’omofobia e prova a difendere diritti che dovrebbero essere garantiti ovunque. Una società che non è riuscita a convincere tutti di fidarsi di un vaccino che, di fatto, ha placato e arrestato quasi del tutto una pandemia mondiale. Non possiamo, d’altro canto, lasciare e abbandonare queste persone. Non possiamo semplicemente trattarle come “diversi”. Occorre ritrovare un modus operandi che eviti una comunicazione – da tutti i lati – così aspra e minacciosa. Irving ha evitato di parlare in TV e si è confessato da solo sui social network per non essere strumentalizzato.

Non è una questione di soldi

Non è frequente che qui da noi, in Italia, gli sportivi si espongano così tanto su temi sociali o – come nel caso di Irving – prendano posizione sui vaccini ma dall’altra parte dell’oceano lo sport è un veicolo molto forte per trasmettere messaggi e molti atleti cercano di sensibilizzare su un dato tema. Il rischio, però, è che potrebbero danneggiare gli sponsor che li coprono di milioni e Nike potrebbe allontanarsi da Kyrie che ha con l’azienda dello “swoosh” anche una signature shoe. Ma alcune volte non è solo una questione di basket o di soldi. Con la speranza che Irving possa riuscire a far pace con se stesso e ad inseguire l’anello con Durant e Harden.

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