Italia e salario minimo: quali novità?

Il salario minimo rappresenta un’importante forma di tutela a sostegno di ciascun lavoratore tramite cui dovrebbe essere garantita una soglia retributiva minima che sia proporzionale alla mansione svolta. Lo stato interverrebbe così nella sfera economica limitando la libera definizione salariale operata dal mercato al fine di destinare un aumento dello stipendio a quelle categorie di lavoratori maggiormente sfruttate, soprattutto le più giovani. 

Italia

Ad oggi, in Italia il salario minimo legale non è attualmente previsto. Di conseguenza la paga minima oraria viene stabilita sulla base dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). Tuttavia, nel 2020 nuove proposte legislative sono tornate al centro di un acceso dibattito politico. L’iniziativa fortemente voluta dal governo giallorosso prevede la determinazione di un salario minimo orario (SMO) pari a 9 euro lordi da applicare a tutte le tipologie di lavoratori e ad ogni settore, privato o pubblico, ove non sia presente una retribuzione minima fissata dal CCNL, nel quale però la paga minima salariale non sia inferiore al SMO.

(Credits: Eurostat)

Si tratterebbe quindi di una misura innovativa finalizzata a limitare il verificarsi di forti riduzioni salariali determinate da un’insufficiente domanda di lavoro, ma anche per contrastare l’aumento delle disuguaglianze da reddito da lavoro e il conseguente fenomeno dei working poors, nonché lavoratori che seppur dotati di un impiego non superano la soglia di povertà relativa. 

Tuttavia, vanno individuate alcune delle possibili criticità di tale misura sottolineate da autorevoli economisti, preoccupati delle possibili conseguenze negative sull’occupazione, in particolare di lavoratori poco qualificati e disoccupati di lunga durata. Innanzitutto, l’introduzione del salario minimo implicherebbe un incremento del costo del lavoro, e quindi un aumento dei prezzi di beni e servizi per i consumatori, determinando nuove spinte inflazionistiche e limitando ancora una volta il potere d’acquisto. Inoltre, l’adozione del SMO potrebbe determinare una diffusa tendenza da parte delle imprese di sottrarsi agli obblighi previsti dai contratti collettivi a favore di una regolamentazione unilaterale, come già registrato in diversi Paesi europei che hanno adottato tale sistema di retribuzione minima legale con importi variabili: al vertice troviamo il Lussemburgo (con salario minimo di quasi 2mila euro), in coda la Bulgaria (con 235 euro mensili). Tra questi non sono inclusi, invece, Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia, Svezia e, appunto, Italia.

(Foto di copertina da: ec.europa.eu/eurostat)

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