Una nuova ondata di violenze

Risalgono a pochi giorni fa le incessanti notizie che riportano una nuova serie di attacchi a Gerusalemme. Lo scorso venerdì di Ramadan, coincidente con la fine delle celebrazioni per la Pasqua ebraica, sono avvenuti scontri tra manifestanti palestinesi e polizia israeliana.

Le relazioni tra le comunità religiose, è risaputo, sono da sempre alterate. La situazione è esplosa in seguito alle vicende dello scorso 19 Aprile. Questo mese è infatti iniziato il Ramadan, momento di preghiera e festa per i credenti musulmani di tutto il mondo. A Gerusalemme si prega nella moschea Al Aqsa, terzo luogo più sacro dell’islam. Questo spazio sta diventando invece sinonimo di attacchi verso fedeli che accingono a pregare o celebrare nella famosa moschea. Al Aqsa si trova nella Spianata delle moschee, ampia area che si trova accanto al Muro del pianto, luogo più sacro per l’ebraismo.

Martedì 19 Aprile le forze israeliane hanno fatto irruzione nella moschea ed hanno attaccato i fedeli musulmani. Gli assalti sono stati ripresi dalla folla e pubblicati sui social affinché tutti potessero vedere le violenze. Le vittime sono state maggiormente anziani, donne , i giornalisti ed il resto dei fedeli presenti alla preghiera.

In risposta, i palestinesi hanno lanciato pietre verso il Muro del pianto, costringendo gli agenti ad intervenire. Da quel punto in poi è partito un fitto scambio di lanci ad altezza uomo di pietre, fuochi d’artificio e proiettili di gomma.

E’ iniziato cosi un’escalation di violenza tra palestinesi e israeliani. Diversi sono stati gli attacchi, tra cui gli attentati delle scorse settimane a Beer Sheva, Hadera, Bnei Brak e in via Dizengoff, in centro a Tel Aviv .

In totale, sono oltre 200 i feriti, in maggioranza palestinesi, attaccati nella Spianata delle Moschee.

Soldati egiziani vengono portati in un campo di prigionia israeliano nel ’56 – crediti: TheGuardian

Le origini dello storico conflitto religioso

Indicativamente potremmo prendere in considerazione la dichiarazione Balfour come punto di riferimento. La dichiarazione, redatta nel 1917, esprimeva la volontà, da parte degli inglesi, di incentivare una ricostituzione della popolazione ebraica in Palestina. Dietro questa apparente volontà solidale, si celavano, in realtà, innumerevoli interessi politici ed economici degli Inglesi. Negli anni successivi, diversi ebrei si spostarono in questa zona. L’ipotesi di un nuovo stato si concretizzò solamente in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, l’Assemblea Generale dell’Onu approvò un piano di divisione della Palestina. Nacque così lo Stato di Israele, proclamato il 14 maggio 1948.

Il rifiuto da parte del mondo arabo e l’inizio delle violenze

La costituzione dello Stato Israeliano fu prontamente contestato dai diversi Paesi arabi, che decisero di attaccalo. Nonostante Israele fosse uno Stato giovane, era già preparato ad un conflitto.

Ne uscì vincitore, riuscendo anche ad impossessarsi di un territorio più ampio di quello che il piano dell’Onu gli aveva assegnato.

I palestinesi commemorano ogni anno questa sconfitta nel giorno della ‘Nabka’ (catastrofe). Nel 1956 Israele oltrepassò il confine egiziano col sostegno di Francia e Regno Unito, facendo esplodere la cosiddetta crisi di Suez. Nel 1967 scoppiò la Guerra dei sei giorni, un conflitto che portò Israele a conquistare altri territori, compresa la Cisgiordania.

Contrariamente a quanto era successo in precedenza, la comunità internazionale non riconobbe le conquiste territoriali. Israele continuò però a controllarle, motivo per cui da allora si parla di ‘territori occupati’. I conflitti continuarono, fin quando le due nazioni riuscirono a trovare un accordo e ristabilire l’ordine. L’Egitto divenne così il primo paese arabo a riconoscere Israele, di conseguenza però la Lega dei Paesi Arabi (storica avversaria dello Stato Israeliano) lo espulse dall’alleanza. In seguito a tali vicende, ripresero le sommosse da parte dei palestinesi. Negli anni successivi il conflitto religioso assunse i tratti di una vera e propria lotta armata. Dietro le sommosse, c’era anche un crescente malcontento dovuto all’occupazione da parte di Israele dei territori conquistati con la guerra del 1967.

I fallimentari tentativi di pace

Nonostante i diversi tentativi di pace applicati con gli accordi di Oslo, la rivalità non si è mai davvero spenta. Le due parti, già dall’inizio degli anni 2000, non hanno mai più raggiunto un accordo e continuano a scontrarsi tutt’oggi.

Tuttora non si riesce a trovare una soluzione alla questione palestinese. Solamente negli ultimi anni c’è stato un miglioramento dei rapporti tra Israele e i Paesi Arabi. Più nel dettaglio, nel settembre 2020 Israele, Emirati Arabi e Bahrein hanno firmato i cosiddetti Accordi di Abramo sotto l’osservazione degli Stati Uniti.

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