Non è mia abitudine dividere le persone in categorie, ma questa è largamente innocente- e provate a dirmi che non è aderente alla realtà: al sentire la parola “Tinder” ci sono le persone che non dicono nulla perché lo conoscono e la considerano un’app che adempie a delle funzioni che prima erano appannaggio della vita al di fuori di internet (come ottenere indicazioni per arrivare al ristorante più vicino o ordinare una pizza) e quelle che sentono il bisogno di fare un commento, uno qualsiasi, spesso denigratorio o caciarone, legato ovviamente al sesso. 

Ora, per il primo Io non ho mai dell’anno ho deciso di rompere i miei schemi mentali e creare un account su Tinder. Non è una mossa eroica o particolarmente rivoluzionaria, ma può essere occasione per un piccolo ragionamento che vada al di là della mia vita privata e faccia accrescere il dibattito attorno ad un mezzo che è ancora tabù per moltə, sebbene tabù sia una parola bruttissima e dal sapore retrò. Perché proprio io? Perché io sono stata tra le file di una sottocategoria della prima schiera, che sembra quella degli innocenti ma nasconde al proprio interno altre forme di discriminazione: io non dicevo niente, ma dall’alto della mia relazione vera con una persona “vera”, non conosciuta in rete, rivolgevo alla mia interlocutrice o/e interlocutore lo sguardo- quello che dice “sì dai, carino, ci sta come modo per, se ne hai bisogno”. Un po’ tenero, un po’ compassionevole.

Una scena da Love Hard, rom com natalizia sul conoscersi (o non farlo) proprio in rete (Nina Dobrev). Fonte: cinematographe.it

Disclaimer importante: in nessuna parte del discorso, tranne ove specificato, mi riferisco ad un genere preciso. 

Come Instagram ma più complicato

La prima difficoltà che ho incontrato nell’approcciarmi a Tinder è stata nelle impostazioni; in fase preliminare l’app ti chiede di esprimere le tue preferenze; in sostanza, che tipo di persone vuoi conoscere? Di quanti anni? Di che orientamento sessuale? A quanti km di distanza? Se alcune di queste possono essere utili, come la distanza, quelle legate al genere e all’orientamento sessuale sono abbastanza fuorvianti, innanzitutto perché si basano su quanto dichiarato dagli altri utenti, con l’obiettivo di creare match tra persone con gli stessi interessi. Oltre a possedere una terminologia piuttosto schematica, aggirata spesso grazie allo spazio offerto dalla bio in cui ognunə può esprimersi liberamente- quindi anche riguardo questo tema, il social non rispetta di fatto quanto indicato in fase di registrazione, continuando a resettare le proprie informazioni, proponendo anche più volte la stessa persona e/o celandone delle altre. 

Dopo aver ricalibrato per la terza volta la fascia d’età mi sono arresa e non ho aperto l’applicazione per svariati giorni. 

Posto che è normale voler sembrare il più attraenti possibili su Tinder, la scelta delle foto non è subordinata solo al gusto dell’utente o al massimo a quello della sua cerchia di conoscenze a cui ha chiesto consiglio (la metto quella in cui i capelli mi stavano da dio anche se ora sono del tutto diversi? E quella in piscina dall’ex?), ma vi ha parte anche l’app stessa, la quale si riserva, se la autorizzi, a scegliere tra le immagini caricate, quella che possa “garantire più like”- sostanzialmente mostra per prima la foto in cui vi avvicinate di più allo standard di bellezza canonico (spesso, dove vi si vede di più il fisico). Quest’opzione si seleziona di default, quindi se non la desiderate dovete essere voi a specificarlo. 

Tocca poi agli interessi e alla bio: scegliete con cura le parole perché saranno quelle che vi verranno rinfacciate come pretesto da chi vorrà scrivervi, quindi ecco, divertitevi. 

Vedendo le bio dei profili consigliati mi rendo conto che il mondo è veramente veramente vario e non ha senso considerare sceme le persone che tentano di fare le simpatiche, né avere un giudizio negativo su chi dichiara apertamente di volersi solo divertire o di star cercando invece una storia seria- ci sarà sempre qualcunə a cui le tue parole suoneranno familiari perché parla il tuo linguaggio, che poi scelga di uscire con te o meno. 

Questione di bolle

Insomma, come al bar, anche su un’app di incontri che funziona con match basati sul nulla o poco più- la vista di due foto e due righe, ci sono i tipi fissi. Raramente, in due settimane di utilizzo, ho notato profili volutamente simpatici o, come dirlo senza offendere nessuno, un po’ da radical chic. Selfie fatti male, libri, meme o foto senza senso per suscitare simpatia dandosi quell’aria da “non so che ci faccio qui, ma se mi frequenti scoprirai quanto sono interessante”- cose che personalmente avrei apprezzato, ben pochi. 

La maggioranza preferisce lasciare un’impronta di sé sotto forma di foto a mezzo busto seguita da un selfie allo specchio e un ricordo delle vacanze. 

In playlist, utilissimi per attaccare bottone praticamente con tuttə? Salmo, Marracash e RHCP. Impossibile sbagliare. 

Un classicone.

Per mettere like a qualcunə è sufficiente fare swipe verso dx, per declinare invece verso sx- attenzione perché se invece punti il cursore verso l’alto partirà un “super like”- che è una cosa pericolosa, perché poi l’altra persona ti può scrivere dicendo “Ah vedo che ti piaccio tantissimo” e tu invece, beh, tu hai solo premuto male, cosa che se spiegata o genera risate o abbassa l’autostima di qualcuno in maniera gratuita. 

Piacersi, piacere

Veniamo alle cose serie dunque, l’autostima. Tinder non fa bene allo stesso modo in cui non fa bene guardare il numero di like ottenuti ad ogni post su Instagram, se non che su quest’ultimo vengono valutate le immagini, su Tinder il meccanismo è ancora più trasparente: si valuta l’immagine della persona, tramite le sue fotografie e la sua bio certo, ma si prezza la persona. Lungi da me voler fare un discorso sull’etica della cosa, tuttavia è necessario assumersi i rischi quando si decide di creare un profilo su quest’app, sapendo che potrà piacere a molta gente come no, potrà essere uno dei profili che appaiono nella sezione “Top picks” (profili scelti da Tinder giornalmente e presentati come “utenti da non farsi scappare”) oppure uno di quelli che non fanno più di 3 match in un mese e che per la totalità delle volte non dipenderà dal valore della persona che c’è dietro, ma da molto altro, in primis dall’algoritmo. 

Sostanzialmente Tinder è quell’amicə che in un locale ti indica unə sedutə al tavolo mentre sei già un po’ avanti con i drink e ti sfida ad andarci a parlare, tu lə guardi meglio e scegli se fare o meno un cenno, ma siccome sei alla terza birra media e gli occhiali sono in borsa perché tanto non ti servono, può essere che ti lasci scappare l’amore della tua vita o che attacchi bottone con qualcunə che ti ricordava unə con cui uscivi nel 2017 e purtroppo era finita male. 

Niente di certo quindi, anzi- se si potesse calcolare la percentuale di profili scartati appartenenti a persone che incontrate nella vita di tutti i giorni ci sarebbero piaciute e viceversa, credo avremmo delle belle sorprese. Invece ci tocca accontentarci di capire un po’ meglio il sistema di cui abbiamo scelto di essere parte per un po’ e giocarcela come preferiamo. 

Love, guaranteed. Sempre su Netflix, sempre sull’online dating. Fonte: cinematographe.it

Il web è pieno di siti in cui blogger e/o data analyst spiegano il funzionamento dell’algoritmo e come sfruttarlo per apparire più spesso agli altri utenti: aprire l’app tutti i giorni, inserire determinate categorie, farsi verificare il profilo (è sufficiente scattarsi un selfie in diretta e caricarlo tramite le impostazioni- non rimane visibile), aggiornare regolarmente le foto ecc., tuttavia nessuno di questi accorgimenti renderà davvero la tua esperienza su questo social più soddisfacente. L’obiettivo può essere raggiunto solo con la completa razionalizzazione dello strumento, limitando l’esposizione e/o interrompendola qualora ci si rendesse conto che genera o aumenta un malessere: ansia di non essere sceltə, venire ignoratə, continuo controllo del proprio profilo, difficoltà a “decidere” a chi dare la nostra attenzione. 

In primo luogo dobbiamo rispettarci e questo comprende tutti gli atteggiamenti che possiamo tenere nei confronti di quest’app: rompere i pregiudizi che abbiamo a riguardo e fare di tutto affinché non tiri fuori il peggio di noi. 

Amicizia e Tinder: matchare con qualcunə che conosco

Dovrebbe vigere, a mio avviso, una legge non scritta tra le amiche e gli amici che si incontrano su Tinder: o ci si ignora, o se ne parla “in separata sede”. Nessunə si offenda se mette like ad unə che conosce e quest’ultimə non lo fa e viceversa: a che cosa sarebbe servito? Il numero lo ha giù, il rapporto ha già una sua direzione. Tinder è fatto per conoscere persone che altrimenti faresti fatica a conoscere perché fuori dal tuo giro, è un “amici di amici +1”, al posto di essere ad una festa di 30 persone con 5 che non hai idea di chi siano e come mai si trovino lì, sei da solə con un gruppone di solə come te che scrutano la stanza in cerca di qualcunə con cui fare due chiacchiere, bere un bicchiere o provarci. Inutile nascondere che una buona parte di chi si trova su quest’app spera di provarci, è normale, né più né meno che ad una festa, solo con gli strumenti dell’internet. Deve essere considerato uno strumento ulteriore per fare conoscenza, non un deterrente. Se troviamo un’amica o un amico su Tinder, la prima cosa da fare non è di certo assumere che questə abbia avuto una delusione amorosa o stia disperatamente cercando di fare del sesso occasionale.

Se troviamo un’amica o un amico su Tinder non succede nulla, gli si fa un cenno come se lə si incontrasse per strada; se volete vi fermate a parlare, sennò no. 

Avviare una conversazione?

Dopo aver fatto match con qualcunə, l’app permette ai due di scambiarsi dei messaggi. Catastrofe. C’è chi è a proprio agio con le conversazioni su internet e chi no- decisamente un problema per la seconda categoria, che si ritrova a non sapere mandare avanti il discorso o iniziarne uno sebbene abbia voglia di chiedere di uscire alla persona con cui è in contatto. 

In questi casi, coraggio, educazione e sincerità secondo le proprie inclinazioni. La cosa peggiore che può succedere è essere ignorati da qualcunə di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza fino a dieci minuti prima, per cui…

L’importante è mantenere sempre un tono rispettoso e non mettere a disagio l’altrə, forzando la mano o diventando offensivə se non si riceve la risposta desiderata. Il rifiuto fa parte del gioco e purtroppo su Tinder poche leggi valgono come quella dei grandi numeri.

C’è chi vi trova l’amore e chi si arrabbia perché non ottiene questo o quel match, comunque sia la tua esperienza non dare mai per scontato che qualcunə voglia venire a letto con te solo perché ha ricambiato il like, vi siete scrittə e siete uscitə. Magari vi siete pure baciatə o avete iniziato a fare sesso- il NO è NO anche se vi siete conosciutə su un’app d’incontri. 

Quanto a me, il pretesto narrativo è durato a sufficienza e mi sono anche stancata delle small talk in cui tutti i ragazzi si fingono appassionati di cinema- e guarda un po’ di teen drama come ho scritto nella bio, ma non li giudico, anzi provo un po’ di tenerezza per noi tutti, che un po’ ci nascondiamo un po’ ci mettiamo in mostra a tutti i costi.

Se non altro mi resta, un pregiudizio di meno; ora, se mi parli di Tinder, ti dico “Ci sta, per un periodo ce l’ho avuto anche io”. Né a malincuore, né niente. 

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Di Valentina Farinon

22 anni, mi sono laureata in Lettere moderne e ora studio Filologia. Amo il teen drama, Kerouac, Tutti Fenomeni e Vasco Brondi. Provo a fare anche delle cose più serie, talvolta.

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