Risale al 3 maggio la notizia secondo cui gli Stati Uniti sarebbero pronti a rivedere le leggi americane che tutelano il diritto all’aborto affinché esso venga cancellato.

L’informazione è stata divulgata dal quotidiano Politico che ha reso pubblico il parere del giudice Samuel Alito. Egli, insieme agli altri giudici conservatori, avrebbe intenzione di far tornare la materia di competenza dei singoli Stati. La Corte si pronuncerà definitivamente nel mese di Giugno in seguito all’esaminazione delle restrizioni relative all’aborto in Mississippi.

Nel caso in cui i conservatori dovessero prevalere, l’aborto rimarrebbe legale in poco più della metà degli Stati americani ma sarà illegale in ben 22 paesi del Sud e del Midwest.

I nove giudici della Corte Suprema statunitense (Credits: La Voce di New York)

La lotta per i diritti e la legge del 1973

Negli Stati Uniti l’aborto è diventato legale nel 1973, quando la Corte Suprema emise la famosa sentenza Roe versus Wade – ovvero la signora Jane Roe contro il procuratore dello Stato del Texas Henry Wade. Quella sentenza elevò l’aborto a diritto costituzionale sottraendolo al potere decisionale dei singoli Stati.

Si stima che, se la legge del 73′ venisse revocata, gli aborti legali negli Stati Uniti diminuirebbero solo del 14%. Le donne di conseguenza saranno spinte a trovare soluzioni del tutto illegali e pericolose, in alcuni casi mortali. Alcune aziende americane, come Amazon, Yelp, Citigroup e Uber, si stanno già muovendo per coprire le spese mediche per le dipendenti che dovranno recarsi altrove per abortire.

Leggi differenti a seconda dello Stato

Negli Stati Uniti le norme sull’aborto non sono uniformi: in Texas, ad esempio, non si può interrompere la gravidanza trascorse le 6 settimane – periodo entro il quale molte donne non sanno neppure di essere incinte. Sarebbe possibile denunciare chiunque aiuti una donna ad abortire oltre il limite di tempo previsto.

Proteste negli USA in difesa dell’aborto (Credits: La Repubblica)

In Oklahoma invece, il Congresso ha approvato una legge che permette l’aborto solo per gravi motivi di salute. Nel caso di reato, lo Stato punisce le donne con pene fino a centomila dollari e dieci anni di reclusione. Da tempo gli Stati guidati dai repubblicani hanno approvato leggi antiabortiste, come se la sentenza del 1973 fosse già stata cancellata.

Gli Stati democratici, invece, si stanno muovendo nella direzione opposta, quella di salvaguardare il diritto all’aborto. California, Colorado e Connecticut hanno deciso di incrementare il personale medico che può praticare l’interruzione di gravidanza per accogliere donne da altri Stati. Di conseguenza ,il Missouri ha proposto di criminalizzare il ricorso all’aborto anche fuori dal proprio Stato di residenza. Tutto questo alimenta le divisioni politiche all’interno del Paese, da sempre internamente in conflitto.

Paesi che evolvono ed altri che involvono

Il diritto all’aborto, tanto agognato da alcuni paesi come Colombia e Argentina e soltanto recentemente finalmente conquistato, in alcuni stati dell’America è fortemente minacciato; rischia infatti di non essere più una prerogativa. In Ucraina, a causa della guerra, i diritti delle donne vengono quotidianamente violati. Dopo aver subito abusi, alle donne viene impedito l’utilizzo dell’aborto in seguito agli stupri.

In Oriente e nei Paesi meno socialmente sviluppati, la considerazione delle donne è da sempre negativa e precaria. Ci indigniamo se le donne afghane devono obbligatoriamente indossare il velo, coprendosi dalla testa ai piedi, ma rimaniamo impassibili difronte a questo passo indietro.

Ciò che sta succedendo negli Stati Uniti, considerato un paese simbolo della democrazia, è ancora più umiliante. Dopo le mille lotte che negli anni si sono portate avanti, è incredibile pensare che si faccia un passo indietro di 50 anni.

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