Il populismo

Guardando dall’interno l’Italia, vi sarà capitato di sentire la pressante necessità di un radicale cambiamento. Questo sentimento, per la verità largamente condiviso e spesso imbracciato dalla politica, ha faticato tuttavia a trovare un’espressione concreta, quasi come se lo slancio ideale comune a molti faticasse a trovare le condizioni ed intenzioni per una sua concretizzazione.

Il murale di Tvboy nel centro di Roma, in via della Torretta, che ritrae Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini. I due vice premier vestono i panni del gatto e la volpe, mentre il presidente del Consiglio quelli di Pinocchio a Roma, 22 marzo 2019. ANSA/Eva Bosco

Proprio la concretezza sembra essere un attributo che non riesce a mettere radici profonde nella politica, tanto quanto nel sistema mediatico italiano. Molti cittadini si sentono così legittimati nel protendersi in facili invettive, ad abbandonarsi alle sirene del qualunquismo (amico degenere e deforme del “uno vale uno”) e, come atto finale liberatorio ad affidare il proprio voto, con scarsa lungimiranza, al primo avventuriero, urlatore, demagogo che solca le turbolente acque dell’arrivismo politico.

La conseguenza

Ecco spiegata dunque la genesi del fenomeno più comunemente detto populismo. Un perverso complesso di aspirazioni frustrate e ideali inespressi (forse perché inesprimibili?), calato in un tessuto sociale che anno dopo anno si impoverisce intellettivamente vuoi perché avvelenato dalla retorica, antico retaggio e nemico, vuoi perché abbandonato da coloro che, pur avendo grandi potenzialità, legittimamente non ci tengono a farsi il sangue amaro. 

Presto detto, tutte le pedine sono al loro posto e il gran gioco delle riforme mancate, delle occasioni perse, dei treni ormai in corsa è iniziato e si avvicina giorno dopo giorno al beffardo epilogo. Ma non illudiamoci: non ci sarà né tonfo, né baratro a destarci dall’incubo; non ci sarà uomo della provvidenza o messia a salvarci dal declino.

Responsabilità di chi legge e di chi scrive cercare un antidoto al machiavellismo imperante, alle commedie all’italiana tra i banchi del Parlamento, alla farsa ora applaudita, ora contestata ma mai veramente sovvertita. In altre parole, responsabilità di chi legge e di chi scrive ritrovare “il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà” affinché al populismo barbaro e bruto non succeda semplicemente il fratello forbito e vestito a festa.

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