Madrid, giovedì 3 febbraio. Nell’aula del Congresso dei Deputati si vota per approvare o meno la riforma sul lavoro proposta dal premier Pedro Sánchez. Le previsioni parlano di un esito favorevole per il governo Sánchez che è riuscito ad assicurarsi l’appoggio di Ciudadanos e PDeCAT (Partito Democratico Europeo Catalano), oltre a quello del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo, partito del Primo Ministro) e di UPD (Unione Progresso e Democrazia).

Al momento del voto emergono però dei dissidi all’interno dei gruppi di centro-sinistra, su cui Sánchez aveva fatto affidamento per l’approvazione della riforma. Concluse le operazioni il tabellone luminoso presente riporta 166 voti favorevoli e 169 contrari: stando così le cose la riforma sarebbe bocciata.

A questi devono essere però sommati i voti giunti in via telematica: 9 sì e 5 no. 175 a 174. Sánchez può tirare un sospiro di sollievo, festeggiare e soprattutto ringraziare un deputato del PP (Partido Popular) che, votando telematicamente, ha erroneamente appoggiato la riforma.

La questione sembra però destinata a non concludersi in Parlamento, con Vox e il PP che hanno annunciato che presenteranno ricorso alla Corte Costituzionale: “È stata un’anomalia e dovrebbe essere corretta” ha detto il portavoce del PP Cuca Gamarra.

Gli obiettivi della riforma

L’obiettivo principale della riforma voluta da Sánchez era quello di sbloccare finanziamenti da parte dell’Unione Europea. Nelle casse del governo spagnolo affluiranno circa 12 miliardi del Recovery Fund, che serviranno a ridurre la disoccupazione, a contrastare l’alto tasso di precarietà e a limitare i contratti a tempo determinato. Il governo ha evidenziato come alcuni effetti della riforma (entrata in vigore come decreto a fine dicembre) sarebbero già riscontrabili nel fatto che a gennaio sono stati firmati oltre 238.000 contratti indeterminati.

La proposta di Sánchez prevedeva inizialmente una revisione completa della riforma del 2012 dell’allora Primo Ministro Mariano Rajoy. Le pressioni di Vox e del Partido Popular hanno però indotto Sánchez e la ministra del Lavoro Yolanda Diaz ad ammorbidire le proprie posizioni, non intervenendo, ad esempio sulle condizioni dei licenziamenti. 

L’applauso del premier Pedro Sánchez e della maggioranza dopo la vittoria (Crediti: Ansa-EPA/Juan Carlos Hidalgo)

La situazione in Italia

In Italia l’ultima importante riforma riguardante il mondo del lavoro è il cosiddetto Jobs Act, promosso dal governo Renzi e portato a termine tra 2014 e 2016 attraverso una serie di provvedimenti, uno dei quali volto a incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, come in Spagna.

Ora le parti politiche, con il ministro del Lavoro Andrea Orlando in testa, hanno avviato i confronti per sfruttare al meglio le risorse destinate dall’Unione Europea al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). 

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