Il governo dei non-migliori

Pensavo a quanto triste fosse il fatto che il concetto di “governo dei migliori” sia così discusso; come a dire, perché non un governo dei peggiori?

Quali critiche si possono presentare contro un governo che abbia ministri competenti in ogni ministero, come dovrebbe essere in un governo normale? Che fine ha fatto la democrazia, se il diritto di votare viene usato per votare un governo incompetente, un governo dei peggiori?

E quindi che proponi sapientone? Che propongo? No, niente. Come si risolleva una democrazia scadente con da una parte rappresentanti inaffidabili e dall’altra elettori disposti – evidentemente – a votare un governo dei non-migliori?

L’alternativa sarebbe quindi un governo apolitico, non votato, composto da esperti e figure importanti del campo di cui devono occuparsi. E la rappresentanza popolare, e la democrazia dove le metti? Ecco, è proprio quello il problema. Se ogni crisi termina con l’istituzione di un governo tecnico che una volta risollevatici passa il testimone agli elettori, i quali votano un governo politico che puntualmente cade in un’altra crisi, la quale chiama un secondo governo tecnico, che senso ha ancora votare “governi dei peggiori”?

Ma ci sono stati partiti fondati da questi presupposti migliori, e i loro bassi consensi hanno dimostrato che il popolo non li vuole. È un concetto che impariamo sin dalle elementari: i secchioni non sono quasi mai i più popolari, e gli indici di gradimento virano di conseguenza verso chi ha la parlantina, ti incanta, sta al centro dell’attenzione.

La sensazione è quella di vivere in un accanimento terapeutico nei confronti di una fallimentare democrazia che invoca il voto popolare perché «eheheh, avete paura del voto voi che sostenete i tecnici!». Sì, abbastanza signora che commenta sotto i post della Meloni, ho proprio paura che una parte di popolazione italiana con il diritto di voto sia per un governo dei non-migliori.

(Credits immagine copertina: Adina Voicu)

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