Il contesto politico

Questo aprile si terranno in Francia le elezioni presidenziali per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Il capo di stato uscente è Emmanuel Macron, leader del partito En Marche che alla scorsa tornata elettorale nel 2017 vinse al ballottaggio contro la candidata di destra Marine Le Pen con il 66% dei voti, dopo essere arrivato in testa anche al primo turno.

Macron è ricandidato alla presidenza e nonostante in questo momento sei francesi su dieci disapprovino il suo operato i sondaggi lo danno nuovamente vincente al secondo turno. Una sua riconferma all’Eliseo sarebbe un’ottima notizia per gli europeisti, non solo francesi, e darebbe continuità allo sforzo profuso finora di creare collaborazione fra i vari paesi dell’UE.

L’attuale presidente della repubblica Emmanuel Macron (crediti: Interris)

Europeismo che verrebbe a mancare se a diventare presidente fossero Marine Le Pen o Éric Zemmour. La prima da anni guida il partito di estrema destra Rassemblement National e si appresta a gareggiare per la terza volta consecutiva alle presidenziali. Il secondo è da poco entrato prepotentemente nella politica francese sfruttando l’effetto sorpresa, non ha un partito alle spalle e sposa anche lui posizioni notoriamente reazionarie ed euroscettiche (dei due ne avevamo parlato qui e qui).

La speranza dei gollisti

Il quarto candidato di punta è Valérie Pécresse, diventata il cavallo di battaglia del partito di centro-destra Les Républicains dopo averne vinto le primarie lo scorso dicembre. I Repubblicani sono gli ereditari della dottrina politica del gollismo (ispirata dall’ex generale e presidente Charles de Gaulle) e incarnano il conservatorismo e il liberalismo economico. Pécresse è stata due volte ministro quando capo dello stato era Nicolas Sarkozy e attualmente è presidente della regione del Ile-de-France; politica abbastanza moderata e fortemente sostenitrice del libero mercato, è più intransigente riguardo i temi di sicurezza e ordine.

La sua discesa in campo ha ridato vita al centro-destra francese, che negli ultimi anni ha perso consensi fagocitato dall’estremismo di Le Pen e ora anche da quello di Zemmour (per quest’ultimo valgono i sondaggi non avendo ancora partecipato a nessuna elezione).

Eric Zemmour e Marine Le Pen (crediti: Strumenti Politici)

Pécresse cerca di posizionarsi politicamente a metà strada fra l’estrema destra incarnata da questi due candidati e il centrismo di Macron e sarà interessante vedere quanti voti riuscirà a rubare alle due parti. La candidata dei repubblicani si è presentata come più determinata rispetto a Macron e sfrutta il fatto di essere un volto relativamente nuovo nella politica francese, almeno nei grandi palcoscenici.

Il bisogno di spostarsi a destra

Allo stesso tempo Pécresse ha assunto delle posizioni volte ad attirare l’elettorato più a destra, distaccandosi dalle idee più moderate che ha avuto finora nella sua carriera politica, posto che il suo principale rivale rimane il presidente in carica. Di recente ha rilasciato delle dichiarazioni piuttosto euroscettiche, affermando che “the feeling I have when I look at Europe is that those who really have the power in Europe are the NGOs and the Germans” e rilanciando l’idea di voler difendere maggiormente gli interessi francesi che lei ritiene non essere ascoltati abbastanza in Europa; insomma una retorica simil-populista e volutamente ambigua molto utilizzata in questo periodo storico dalle forze populiste europee.

Valerie Précresse (crediti: Globalist)

Oltra a ciò Pécresse ha espresso una visione piuttosto rigida di come gestire l’immigrazione, arrivando a non escludere la possibilità di costruire dei muri ai confini dell’Unione Europea e sovrastimando i numeri dell’immigrazione illegale. Ma soprattutto si è attirata delle critiche per aver fatto riferimento, in un comizio, alla teoria cospirazionista della “grande sostituzione” molto in voga negli ambienti nazionalisti e di estrema destra, secondo cui l’immigrazione di massa che sta colpendo l’Europa sia volutamente orchestrata al fine di sostituire la popolazione bianca e cristiana con persone di altre etnie, nazionalità e religioni. Da parte della candidata è poi arrivata la rettifica in cui sostiene di essere stata fraintesa.

L’impressione è che stia tentando di ritagliarsi il suo spazio nel confuso sistema partitico francese, con due forti movimenti populisti di destra guidati da Le Pen e Zemmour, il partito sulla carta di centro-destra che la sostiene, la forza politica di Macron difficilmente classificabile sull’asse destra-sinistra e la sinistra ridotta al lumicino e divisa su due candidati presidenti (Mélenchon per il partito da lui fondato, La France Insoumise, e Hidalgo per il Partito Socialista). I sondaggi danno al primo turno Pécresse terza al 14% a pari merito con Zemmour e, secondo le previsioni, in un eventuale ballottaggio con Macron perderebbe con il 44% dei voti.

L’ex presidente Nicolas Sarkozy (crediti: Gazzetta del Sud)

Manca il supporto degli alleati

Inoltre, quello che di certo non aiuta la candidata gollista è il mancato sostegno, per ora, da parte dell’ex presidente conservatore Nicolas Sarkozy, in carica dal 2007 al 2012 e fondatore proprio del partito di Précresse. Sarkozy non sembra per nulla convinto di questa candidatura, tanto che in conversazioni private a commentato “Valérie è allo sbando…Nel 2007, si parlava di Sarkò mattina, pomeriggio, sera. Ora invece chi parla di Pécresse? È inesistente” e “Valérie non ha capito nulla della campagna. E poi, farebbe bene a citarmi un po’ se vuole che io la sostenga”. Anche se Sarkozy non è più attivamente in politica rimane molto popolare in Les Républicains e la brutta notizia per Prècresse è che l’ex presidente tutto sommato non disprezza l’europeismo e l’essere moderato di Macron, anche se è comunque improbabile un endorsement a quest’ultimo.

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