Guns and roses

Il primo febbraio, in Myanmar è avvenuto un vero e proprio golpe. L’esercito ha preso con la forza il potere, arrestando tutti i principali leader – tra cui Aung San Suu Kyi, capo del governo, ora detenuta in una prigione di Naypyidaw insieme al presidente Win Myint. La leader birmana, premio nobel 2012, è stata incolpata di aver acquistato senza autorizzazione tre walkie talkies, facendo trasparire la vera motivazione dietro questo sabotaggio politico.

Avvisaglie

Il 27 gennaio, il generale Min Aung Hlaing aveva tenuto un discorso in videoconferenza con l’Accademia militare in cui sosteneva l’abolizione della Costituzione. In molti avevano temuto che in quelle parole si nascondesse l’avvertimento di un possibile colpo di stato, ma l’esercito aveva diffuso successivamente un comunicato in cui sosteneva che il discorso del generale fosse stato malinterpretato.

Foto del generale Min Aung Hlaing (da Il Post)

Il golpe è avvenuto nel giorno in cui si sarebbe dovuto riunire per la prima volta il nuovo Parlamento dopo le elezioni dello scorso novembre, vinte nettamente dalla Lega nazionale per la democrazia (NLD) – il partito di Aung San Suu Kyi – e perse dal Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione (USDP), quello sostenuto dai militari. Dopo le elezioni, i militari avevano contestato i risultati accusando la NLD di brogli, e negli ultimi giorni il clima si era fatto particolarmente teso.

L’espressione unanime del popolo di una volontà di cambiamento, tramite un processo di democratizzazione, non è stata gradita dalle forze armate. L’esercito ha di fatto schierato le armi contro la democrazia, utilizzando come pretesto “l’emergenza di stato” che si protenderà ancora per un anno. Sono state di fatto interrotte le linee telefoniche nella capitale e sospese le trasmissioni della televisione statale.

Il coup d’état

A guidare il golpe è stato il capo delle forze armate birmane, il generale Min Aung Hlaing, che spodestando la Kyi ha assunto il comando del governo nominando presidente ad interim l’ex generale Myint Swe, a sua volta già vicepresidente. Questo colpo diretto alla democrazia e alla libertà non ha demoralizzato il popolo, che ha prontamente reagito generando un maremoto mediatico sfociato poi in un’ondata di proteste.

Foto delle proteste (da Il Post)

Sia l’Europa che l’America di Biden si sono completamente dissociate dall’evento sovversivo, condannando questa prese di potere forzata ed invitando – meglio, minacciando con sanzioni – l’esercito birmano a fare un passo indietro.

Mentre le istituzioni internazionali prendono posizione, le proteste contro la giunta militare non cessano. Decine di migliaia di manifestanti marciano quotidianamente da giorni a Yangon e Mandalay, le più grandi città del paese. Grandi raduni hanno avuto luogo anche nella capitale, Naypyidaw, e in molte altre città e villaggi. I manifestanti hanno ignorato le ordinanze emesse lunedì che vietano riunioni di più di cinque persone, per le quali le autorità hanno tuttavia finora effettuato relativamente pochi arresti.

Tra i partecipanti ancora in strada giovedì c’erano operai, dipendenti pubblici, studenti e insegnanti, personale medico e altre donne e uomini di tutti i ceti sociali, ma anche monaci buddisti, sciamani, esponenti cattolici e di altre religioni hanno preso parte alle proteste accanto alle bandiere arcobaleno di alcuni attivisti LGBTQ . Scendono a protestare la multietnicità e la diversità del Paese stesso, che troppe volte sono state messe da parte o, peggio, zittite.

(Foto di copertina da: The New York Times)

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