Nuova bordata per le politiche ambientali

Pochi giorni fa in una nazione lontana lontana, la Corte Suprema degli Stati Uniti dopo aver negato il diritto all’aborto a livello federale ha deciso di continuare a proiettare gli USA nel passato. Una nuova sentenza andrà infatti a limitare sensibilmente le possibilità dell’esecutivo americano di frenare le emissioni di CO2. Nel mirino di questa sentenza c’è l’EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale) e i suoi poteri regolatori, considerati dai produttori di carbone e da alcuni stati repubblicani come troppo estesi.

Le radici della sentenza

Il processo, chiamato West Virginia vs Environmental Protection Agency, ha origine sotto l’amministrazione Obama. Durante la sua presidenza Obama aveva infatti varato il Clean Power Plan, con il quale conferiva all’EPA importanti poteri regolatori che avrebbero permesso di imporre sia l’installazione delle migliori tecnologie di filtraggio e efficientamento nel settore energetico, sia più in generale una più veloce transizione verso le energie rinnovabili, che avrebbe cambiato il volto della produzione energetica USA, e per questo definito “generation shifting“. L’EPA aveva giustificato questi poteri all’interno del Clean Air Act (CAA), una precedente legge che imponeva all’agenzia di considerare le migliori tecnologie disponibili quando creava regolamenti per limitare l’inquinamento atmosferico.

Sotto l’amministrazione Trump il CAA ha subito una interpretazione molto più restrittiva, di fatto eliminando la spinta per la transizione. Durante gli ultimi giorni della presidenza Trump tuttavia, una corte d’appello di Washington ha ribaltato la decisione di Trump, confermando che l’EPA sotto il CAA ha l’autorità per creare il generation shifting di cui sopra.

Sotto l’amministrazione Biden il Clean Power Plan non è stato riavviato, e di fatto questo basterebbe a far cadere il caso, in quanto il regolamento in discussione non c’è. Non è una novità che petrolieri e conservatori creino problemi partendo da ciò che non esiste, come quanto successo con il gasdotto keystone come spiegato qui. Le basi giuridiche per il caso sono state quindi trovate nel principio del “major questions doctrine“, in parole povere la Corte ha deciso che un’agenzia tecnica non può avere il potere di andare oltre ciò che intende il Congresso quando questo vara leggi di ampia scala.

L’ironia degli schieramenti

Se da una parte si sono schierati stati repubblicani, produttori di carbone, e la maggioranza conservatrice della corte, dall’altra, oltre ai 3 giudici e alcuni stati democratici si sono presentati degli inaspettati alleati, le compagnie elettriche. Oltre al timore da parte delle compagnie di dover vedere il Congresso legiferare su un settore complesso come quello energetico, queste imprese temono che nel momento in cui il governo federale (sotto forma dell’EPA) perda la capacità di regolare le emissioni gas serra, tutte le cause legali intentate dai cittadini per danni causati dal cambiamento climatico colpirebbero chi detiene l’effettivo potere di limitare le emissioni, ovvero queste stesse compagnie elettriche.

Conclusioni

Gli USA rimangono i maggiori polluters (pro capite) al mondo, e con questa sentenza hanno fatto un altro passo indietro rispetto alla posizione di leadership climatica. Le abilità dei rappresentanti eletti di legiferare in materie altamente complesse rimane limitata, e la vilificazione di un organo tecnico preposto alla difesa dell’ambiente e dei cittadini che vi abitano non può che essere una scelta che avrà delle gravissime ripercussioni nella lotta al cambiamento climatico.

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