Ormai, il Brasile è il più grande focolaio di Covid-19 nel mondo. Con quasi 13 milioni di casi, più di 300000 morti e un ritmo di 4000 morti giornaliere la popolazione è in ginocchio. Lo Stato più esteso del Sud-America sta affrontando una crisi senza precedenti, resa ancora più impossibile da contenere a causa della disastrosa gestione, o per meglio dire mancanza di qualsiasi forma di gestione, da parte del leader del Paese Jair Bolsonaro.

Il Presidente, infatti, continuando a fare orecchie da mercante, ha paralizzato qualsiasi possibile risposta alla pandemia, tagliando le teste a quasi tutti coloro che, all’inizio, venivano definiti suoi fedelissimi. Bolsonaro pare stia seguendo le orme di Trump sostituendo ministri in continuazione, creando attrito, e spesso sdegno, addirittura tra quelle fasce di popolazione che lo hanno supportato durante la campagna elettorale: l’esercito e l’alta borghesia.

(Foto da: Il Fatto Quotidiano)

Purghe

12 sono i ministri che, in soli 3 anni, sono stati scaricati o hanno abbandonato la propria posizione. Tra di essi contiamo ben 3 ministri della Salute, vittime predilette del presidente il quale ha usato proprio loro come capro espiatorio da dare in pasto al popolo furioso. Mossa che, però, non pare abbia dato i suoi frutti visto che i sondaggi mostrano un sempre minore indice di apprezzamento: attualmente, rasenta il 30%.

The cherry on the top tuttavia è un’altra. Lula, guida storica del Paese e simbolo di unità del centrosinistra, è stato scarcerato e ciò gli permetterà di gareggiare alle prossime elezioni. A discapito della veneranda età, egli non ha né smentito né confermato questa possibilità, ma gli intenti sembrano chiari. Sicuramente, ottobre 2022 sarà un mese incandescente per tutto il continente americano, non solo per il Brasile.

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