Sarà Giorgia Meloni la prossima presidente del consiglio? La leader di Fratelli d’Italia si prepara a governare il paese, almeno a parole, e salgono sempre più le sue quotazioni come premier.

Lo scorso weekend si è tenuta a Milano la conferenza programmatica di Fratelli d’Italia, una tre giorni in stile molto americano in cui Meloni e altri esponenti del partito hanno presentato le loro idee e il loro programma al grande pubblico. Dalla conferenza (qui e qui gli interventi di Meloni) emerge in maniera esplicita la visione del mondo e del paese che questa parte politica esprime: un’Italia sovrana e conservatrice che sappia tornare protagonista nel mondo grazie all’intrinseco genio del suo popolo, un’Italia indipendente e libera che fondi la sua crescita su Dio, Patria e famiglia e sulla sfiducia per la globalizzazione.

Credits: Tgcom24

In posizione favorevole

Meloni va dritta per la sua strada e (giustamente, dal suo punto di vista) non bada al suo diretto concorrente nel centrodestra Matteo Salvini, il quale da mesi non sa più dove sbattere la testa per contare nella narrazione politica nazionale e che dall’inizio della guerra in Ucraina è costantemente in imbarazzo per le sue passate posizioni riguardo Putin e per i legami tra il suo partito e il potere politico del Cremlino.

Proprio in merito a quest’ultimo punto, la leader di Fratelli d’Italia si è dimostrata più furba e meno ambigua verso l’invasione russa, senza andarsi ad impelagare in teorie “pacifiste” spesso autocontradditorie e che sfociano nel menefreghismo verso il problema. Questo però non nega il fatto che la classe politica da lei rappresentata mantiene una preoccupante fascinazione per i sistemi illiberali come quello russo (o ungherese). Inoltre, sentendo le parole di Meloni sorge il dubbio che la manifestazione di solidarietà verso il popolo ucraino non sia usata soprattutto strumentalmente per mobilitare il suo elettorato con il concetto di difesa della patria.

L’ascesa mediatica e nei sondaggi di Fratelli d’Italia deriva anche dalla de-responsabilità di essere all’opposizione e quindi dal poter dispiegare più liberamente la propria propaganda, per presentarsi come forza del cambiamento; nel caso specifico, prima quando il Covid monopolizzava il dibattito pubblico, poi in contrapposizione al governo Draghi e ora riguardo la gestione delle conseguenze della guerra.

Credits: Articolo21

Scenari futuri

Solo il tempo ci dirà se FDI sarà il partito più votato, come suggeriscono attualmente i sondaggi, ma alle elezioni legislative manca un anno (a meno di un’anticipata caduta del governo), che non è proprio poco considerato quanto rapidamente e repentinamente cambiano le gerarchie di potere (e fama) all’interno della politica italiana, basta avere esperienza degli anni recenti. D’altronde viviamo in un paese che si affeziona molto velocemente a capipopolo che altrettanto velocemente vengono scaricati con delusione, sia in termini elettorali che di percepito nell’opinione pubblica: prima Renzi, poi Salvini e infine Conte, e ora la 45enne romana.

Pertanto, forse un governo Meloni guidato da una maggioranza di centrodestra non è così inesorabile, anche perché serve il presupposto di buoni risultati da parte degli alleati di Lega e Forza Italia, che i sondaggi danno rispettivamente attorno al 16 e al 8%. Ricordiamo che nel centrodestra vale la regola non scritta che il capo/capa del partito che prende più voti nella coalizione ne diventa leader.

La coalizione comunque è compatta, nonostante gli screzi fra i vari protagonisti in occasione delle ultime elezioni amministrative e dell’elezione del presidente della repubblica e nonostante ora le parti siano divise su governo e opposizione. Inoltre è utopico pensare che Forza Italia, in caso di risultati elettorali che permettano la creazione di un governo di centrodestra unito, rifiuti questa opportunità in nome di uno slancio liberale e da popolari europei di non sostegno ai due alleati populisti e di estrema destra; si tratterebbe probabilmente della possibilità di un ultimo giro di giostra al governo per un partito lentamente morente.

C’è poi l’elemento istituzionale della legge elettorale che influirà sulla composizione della prossima maggioranza. L’attuale legge elettorale, il Rosatellum, favorisce le coalizioni larghe perché prevede l’assegnazione di un terzo dei seggi tramite collegi uninominali (chi conquista più voti nel singolo collegio si aggiudica il seggio corrispondente), coalizione larga che è sicuramente il centrodestra. Invece, un eventuale sistema elettorale proporzionale puro “diluirebbe” i voti in maniera appunto più proporzionale e non offrirebbe un premio alla coalizione vincente.

Credits: Open

Molto estremo questo estremo

Una cosa è certa, in Italia (e in Europa) il sentimento populista e sovranista è ancora forte e qui l’offerta politica di Giorgia Meloni si inserisce perfettamente. Con un nazionalismo ed un reazionarismo spinti Fratelli d’Italia propone sostanzialmente un paese più autarchico fondato sulla convinzione, tanto infantile quanto falsa, che il popolo italiano sia il migliore in tutto e che sia in grado di ribellarsi alle malvage élites mondialiste e globaliste desiderose di annientare le identità dei popoli e di fare razzia delle loro ricchezze, vendendo il patetico sogno di riportare l’Italia ad antichi fasti in realtà mai conosciuti e ignorando il fatto di vivere in un mondo come non mai interconnesso che ha portato ampio benessere, non solo economico.

Inutile nasconderci, questo tipo di destra immagina una società escludente verso le minoranze, in cui la libertà individuale tanto sbandierata è accettata solo quando si confà a dei canoni morali e religiosi ritenuti superiori: le donne devono figliare per la patria, i migranti ben accetti sono solo quelli che scappano dalle guerre “vere” (bianchi, possibilmente) e le libertà sessuali sono considerate delle degenerazioni della “teoria gender”. L’individuo dovrebbe essere in sostanza devoto ad uno sforzo collettivo deciso dall’alto non si sa verso quale meta, in nome di Dio, della patria e della famiglia. Un fascismo moderno.

E a proposito di fascismo, non si può negare come questa cultura abbia ancora influenza sul partito (d’altronde la fiamma sul simbolo di FDI deriva da quello del Movimento Sociale Italiano) e non si può neanche far finta di non vedere i legami tra gli ambienti neofascisti e di estrema destra con la classe dirigente meloniana, l’inchiesta di Fanpage ha dimostrato ciò che non era difficile immaginare. Le divertite e sprezzanti risposte degli esponenti di Fratelli d’Italia a queste accuse sono il simbolo di una classe politica avvelenata dai modi di fare del berlusconismo e del grillismo e che tratta l’elettorato con lo stesso infantilismo e semplificazione che la contraddistinguono.

Vedremo se dopo l’esperimento sovranista del Conte I, la “redenzione” dei 5 stelle con il Conte II e larghissimo governo Draghi sarà la volta di un nostalgico governo nazionalista. Nella seconda repubblica gli italiani hanno dato fiducia un po’ a tutti, ora si presenta questa nuova alternativa, nel caso poi si ricomincerà il giro?

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