Generazione Z
Bernie Sanders alla cerimonia di insediamento del presidente Biden

La rivoluzione non è un pranzo di gala, certo. La rivoluzione è un atto di forza e coraggio nell’abbandonare un’idea ritenuta superata. Il tentativo di cambiare, però, può anche avere come soluzione quella di ripescare concetti passati. Idee che risalgono addirittura al 18esimo secolo, quando il filosofo Jean-Jacques Rousseau presumibilmente dichiarò: “Quando il popolo non avrà più da mangiare, mangerà i ricchi!”. Ma, oggi, questa frase è su Twitter e altri social media. Su TikTok, i video virali presentano giovani che alzano minacciosamente le forchette a chiunque abbia auto con pulsanti di avvio o frigoriferi con distributori di acqua e ghiaccio. La sinistra, in questo momento, è pronta ad accogliere la generazione Z?

La comunicazione pop della sinistra

La millennial di sinistra più famosa del mondo, Alexandria Ocasio-Cortez, riassume perfettamente lo zeitgeist (spirito del tempo) della generazione. Gran parte della sinistra è appannaggio di nerd occhialuti e di anziani ancorati ai vecchi fasti dei Partiti Comunisti. Invece Cortez è il totem dei ragazzi cool, interessati alla redistribuzione della ricchezza e del potere con un pesante ordine laterale della cultura popolare mainstream. Il cambio di rotta da parte di AOC è però nella forma, nell’abito “rosso”, più che nel contenuto. Nel caso della ribelle democratica di New York, la linea di pensiero segue fedelmente quella di Bernie Sanders, che ha già posto le basi per un’eredità naturale.

Ocasio-Cortez al Met Gala 2021

“Tax the rich”

Anche in questo svecchiamento comunicativo, qualcuno ha trovato modo di criticare la “svolta pop“. Quando la deputata ha accettato l’invito al Met Ball a cui si è presentata con un abito decorato con Tax the rich, qualcuno da sinistra ha avuto da ridire. Ma sia che si pensasse che fosse una richiesta audace per i ricchi nauseati alla propria festa esclusiva – o una bravata compromessa dal fatto che si svolge in una cornice neorealista del Campidoglio di Hunger Games – ha dimostrato che le élite non possono sfuggire ai giovani che tentano di interessarsi alle questioni politiche e sociali.

Una sinistra lontana dalla Gen Z

La maggior parte dei giovani non è immersa nella letteratura radicale, eppure gli zoomer politicizzati e i millennial lasciano un’impronta ideologica nei loro gruppi di amicizia. Ma questo non significa che la sinistra dovrebbe semplicemente mettere in banca le due nuove generazioni, in attesa che i dati demografici alla fine concedano la vittoria politica che finora è sfuggita loro.

Come ha avvertito, però, l’economista James Meadway in un recente articolo, intitolato Generation Left Might Not Be That Left After All, le risposte populiste di destra al loro disincanto potrebbero essere superate. In Francia, molti giovani si sono spostati verso l’estrema destra. Nel Regno Unito, pochi sono membri di sindacati, che storicamente aiutano a creare atteggiamenti anticapitalisti; ma 2 giovani britannici su 3 vorrebbero vivere sotto un sistema economico socialista.

I giovani in Italia

In Italia le mobilitazioni per i referendum su Eutanasia e Cannabis ci hanno dato un quadro abbastanza chiaro della situazione: i giovani ci sono, sentono il peso di un futuro da costruire per ovviare agli errori dei grandi ma vagano senza una bussola. La giovanile del Partito Democratico resta attaccata come un mollusco ai vari big locali o nazionali senza cercare una propria identità. La maggior parte dei ragazzi che ne fanno parte sono giovani vecchi che non vedono l’ora di indossare una camicia e una giacca al primo evento che viene organizzato, si prendono troppo sul serio e – in fin dei conti – oltre la storia politica italiana dal ’48 ad oggi non riescono a formulare una loro idea di mondo. La destra, soprattutto con Salvini e Meloni, continua a far breccia, ma la percentuale più significativa di giovani non è sollecitata e invitata ad interessarsi alla res publica. I giovani del Bel Paese sono spesso usati come tappi per chiudere liste elettorali e strumento delle campagne elettorali per poi essere abbandonati il giorno dopo.

I ricchi non sono commestibili

I ricchi – la cui ricchezza è aumentata durante la pandemia – intanto restano lì. Integri e sicuri nelle loro torri d’avorio. Ma è chiaro che i giovani non vedono alcun incentivo razionale a sostenere un sistema che sembra offrire poco altro che insicurezza e crisi. La rivoluzione non è un pranzo di gala, certo. Ma i giovani hanno fame e prima o poi inizieranno a mangiare anche loro. Con la speranza che le generazioni presenti non restino inascoltate come vent’anni fa.

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