G7 – Tax the Tech

I ministri delle finanze del G7 riuniti a Londra in questi giorni hanno raggiunto un accordo storico sul principio di un’aliquota globale minima del 15% per la tassazione delle grandi imprese, paese per paese.

L’obiettivo di questa intesa va letta come una stretta sull’elusione fiscale che in questi anni ha favorito soprattutto le multinazionali Big Tech, le quali sono riuscite a trarre vantaggio dalla possibilità di vedere tassati i propri profitti nei Paesi dove il regime fiscale è più conveniente.

Secondo il rapporto redatto dal Tesoro britannico,

le maggiori imprese globali, con margini di profitto di almeno il 10%, vedranno il 20% di tutti gli utili al di sopra di tale soglia riallocato e tassato nei Paesi dove effettuano vendite.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi si è dichiarato molto soddisfatto dell’accordo raggiunto richiamando l’importanza di una maggiore equità e giustizia sociale per i cittadini. Anche il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, attraverso un tweet si è dichiarato soddisfatto e convinto che l’accordo raggiunto va nella giusta direzione per uscire dalla crisi Covid-19 con maggiore uguaglianza.

Iniziano le trattative

Google e Facebook che saranno direttamente colpite dall’attuazione della proposta si sono espresse favorevoli e sperano in un accordo finale bilanciato e durevole. La battaglia sarà portata anche sul tavolo del G20 che avrà luogo a Venezia nel mese di luglio, come dichiarato dal ministro dell’economia francese Le Maire che ritiene l’imposta minima globale sulle società un punto di partenza, con la speranza che l’aliquota possa essere il massimo possibile.

Dopo 4 anni di continue battaglie si è giunti finalmente ad una “tappa storica” che metterà fine alla corsa al ribasso sulla tassazione aziendale percorsa da vari Paesi per cercare di attirare i colossi del digitale e garantendo maggiore equità per i lavoratori di tutto il mondo, almeno in teoria.

Credits: OII

La strada per un’architettura fiscale più equa e sostenibile sembra tracciata e anche le multinazionali sembrano favorevoli, del resto sono consapevoli di essere stati gli unici ad uscirne indenni da una crisi che non ha risparmiato nessuno e aumentano ancora di più il gap tra i pochi e i tanti.

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