L’arresto di Navalny – e del successivo processo – ha scatenato una potente reazione da parte dei russi. Dopo vent’anni di corruzione, manipolazione politica e repressione, il popolo insorge in massa. Sono innumerevoli gli episodi di un’azione politica illiberale esercitati da parte del presidente Putin durante il suo inteminabile mandato, il quale ormai da anni è considerato detentore di una carica “non rinnovabile democraticamente”, perlomeno non tramite elezioni libere e corrette. 

Ma il caso di Navalny è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono scesi in piazza a protestare tutti i sostenitori dell’oppositore politico, finito sotto accusa per violazione della libertà vigilata sentenziata in seguito ad una condanna (fantoccio) per frode nel 2014.

(Foto da Il Fatto Quotidiano)

In seguito all’avvelenamento in Siberia – avvenuto per mezzo dei servizi segreti russi – Navalny è stato poi ricoverato in Germania, dove ha trascorso in sicurezza la sua lunga convalescenza. Al ritorno in patria, è stato ingiustamente arrestato, e con il processo concluso ieri è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere.

La reazione

Ma Navalny non ha paura e, anzi, sprona i suoi seguaci (e non) a sfidare il Cremlino. Il suo arresto ha scatenato moti di protesta in tutto il Paese: sono stati oltre 9000 gli arresti a partire dal 23 gennaio, ed il numero continua ad aumentare.

”Si è assistito a dei veri e propri spettacoli di da parte della polizia visti nella storia recente del Paese”

Così il New York Times definisce l’azione repressiva della polizia. La notizia di questo evento rivoluzionario si sta diffondendo velocemente, rimbalzando su tutte le piattaforme comunicative del mondo. 

Al coro di liberazione si uniscono non solo le istituzioni europee e gli attivisti per i diritti umani, che chiedono giustizia, ma il popolo russo stesso, ormai stanco e che non può più sopportare in silenzio gli abusi di potere dello pseudo-zar del nuovo Millennio.

(Foto di copertina da: Il Post)

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