Franco Battiato, un essere speciale

La musica nel corso del tempo ha subito molteplici evoluzioni e rivoluzioni conseguenti all’evoluzione dell’uomo e della sua storia.

Il linguaggio, i testi, il messaggio sottinteso o più diretto ma soprattutto lo sviluppo della musicalità, la ricerca da parte di alcuni ossessiva e compulsiva sul piano più puro e tecnico di un suono sempre nuovo è parte integrante di un percorso che si rinnova ogni giorno.

Questa mattina ci ha lasciato l’artista italiano che più di tutti ha inseguito in maniera ulissica le note, i suoni e la musica.

Artista totale, essere speciale

Franco Battiato rientra nella schiera degli Intoccabili del cantautorato italiano seguendo, però, in contro tendenza con molti dei suoi colleghi magari più amati, magari no, una strada – per molte fasi della sua carriera – diversa.
L’avvio del suo viaggio musicale nella musica leggera (leggerissima) si evolve dopo poco nella ricerca di suoni più forti passando a sonorità più rock e giungendo nel decennio successivo all’avanguardia colta.
Un elitarismo musicale che probabilmente gli è costato la perdita di contatto con un pubblico che contemporaneamente portava in auge chi dava priorità alla denuncia sociale, all’amore popolare e a figure dell’immaginario dell’epoca.
La critica lo ha subito elevato a Maestro della musica e, tutt’ora Battiato rimane uno degli artisti con più riconoscimenti da parte del Club Tenco.

Sul piano musicale la ricerca ha toccato anche la musica etnica da sempre nel bagaglio culturale e spirituale di un’artista che ha narrato attraverso le sue opere, musicali e non, quella grande isola centro di scambi culturali e umani, incontro di popoli e di storie, che è la Sicilia.
Se la ricerca musicale è stato il punto di forza del nativo di Jonia, sono i testi la parte a cui dover approcciare per non perdere un’eredità emozionale e gnoseologica importante.
Battiato è riuscito più di altri a dare continuità dai miti di Omero a Guccini, da Orfeo e Euridice a Carmen Consoli senza comunicarcelo apertamente.

La storia greca, del quale il Sud Italia è diretta conseguenza, ha raggiunto con i suoi testi una nuova luce cercando di sottolineare come la tradizione che ci ha preceduto abbia lasciato tracce di sé e un ventaglio di idee che ci impongono un debito conoscitivo che, volendo elevare ad uno stato platonico, bisogna riscoprire e tramandare quasi come se fosse un obbligo. Il brano “Delenda Carthago” va proprio in questa direzione appena descritta.

Dal capolavoro pop “La voce del Padrone” al più tecnico “Genesi”, passando per la fase più intima “Fisiognomica” è indiscutibile come Battiato abbia influenzato in maniera positiva la musica italiana dei giorni nostri.

Da “La Cura” a “Prospettiva Nevski”, da “Gli Uccelli” a “L’ombra della Luce” senza dimenticare uno stupendo quadro che trasuda sicilianità come “Summer On a Solitary Beach”, il Maestro ha concentrato in pochi minuti tutta la sua arte e la sua poetica.

Insomma, ha avuto la capacità unica di plasmare e rendere fruibili anche i materiali più ostici, ecco spiegato come sia riuscito a piegare le elucubrazioni filosofiche di Sgalambro e a inserirle nel suo tappeto musicale con grande perizia, ma soprattutto spontaneità.
Tutto quello che ha prodotto Battiato è stato spontaneo, pura arte scaturita dal cuore, e come tale si è assunto la capacità di toccare le anime di tutti.

via Panorama

L’eredità del Maestro

Molti artisti della nuova generazione sono stati influenzati e sono cresciuti grazie alle opere del Maestro ma il suo eterno e instancabile cammino nello studio della musica deve necessariamente essere tramandato ed ereditato da qualcuno.
Nel panorama musicale odierno tre sono gli artisti che ad oggi potrebbero diventare i diretti eredi del Maestro: Colapesce, Dimartino e Francesco Bianconi.
I due artisti siciliani che hanno incantato Sanremo con Musica leggerissima sono i figli putativi di Battiato e il repack I Mortali2 suona, con le dovute influenze e evoluzioni musicali, tutta l’arte del Maestro.
Attenzione, non si parla di imitazione ma di pura e semplice ispirazione anche perché siamo davanti a due rappresentanti del nuovo cantautorato, della riscoperta di ciò che ha reso la musica leggera italiana degli anni ’60/’70/’80 madre di canzoni intramontabili che ancora oggi vengono apprezzate anche dalle nuove generazioni.

Bianconi come il Maestro attua la teoria liquida di Baumann sul piano musicale e sfida, per evolversi, il suo passato. Con Forever, il suo primo album da solista, ha deragliato completamente dal percorso fin lì raggiunto con i Baustelle. Anche i testi trasudano elucubrazioni passando dal pensiero di Schopenauer alla figura del Leviatano e così come Battiato riporta con delicatezza e disagio interiore pensieri anacronistici per il tempo per poter spiegare il proprio mondo.

L’eredità musicale è in buone mani, il suo pensiero resterà immortale ma oggi la spiaggia di Riposto è più solitaria che mai.

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