forze estremiste Unione Europea

Panoramica di alcune forze politiche pericolosamente troppo a destra

L’Unione Europea è considerata globalmente uno dei baluardi delle forze democratiche, dei moderati e del teoricamente sano agone politico. Eppure, anche all’interno dei confini dell’Unione sono presenti realtà estremiste, che fanno riaffiorare gli antichi spettri del Vecchio Continente. Alcune sono al governo dei rispettivi Paesi, altre in rapida ascesa, altre ancora sfruttano la situazione pandemica per mettere radici e crescere forti.

Francia

Chiunque abbia anche solo un’infarinatura di politica d’oltralpe conosce il grande dualismo presente in Francia tra l’attuale presidente Emmanuel Macron e la leader di Rassemblement National Marine Le Pen. Alle scorse presidenziali sono stati lei e il suo partito a dare il maggior filo da torcere a Macron, che ha vinto solo al secondo turno.

I suoi capisaldi la pongono ai confini dell’estrema destra francese: contraria ai matrimoni omosessuali, ostile nei confronti dei migranti, anti-euro e anti-Nato. Le Pen ha cavalcato per tutti questi anni il malcontento dei francesi e non si è fatta sfuggire nemmeno la situazione pandemica, sostenendo che il pass vaccinale altro non sia che l’ennesima limitazione alle libertà individuali.

Se le posizioni della leader di Rassemblement National appaiono estreme, ancora di più le sono quelle del nuovo astro nascente della destra francese, Eric Zemmour. Giornalista e ospite fisso della tv francese, Zemmour ha annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziale alla guida del neonato movimento Reconquete, “Riconquista”.

Eric Zemmour e Marine Le Pen. Credits: NewsBeezer

Zemmour cavalca, ancora di più della Le Pen, il tema dell’immigrazione, arrivando addirittura al complottismo parlando di un piano di sostituzione etnica. Appunto per questo uno dei suoi punti forti è l’immigrazione zero, seguito da una politica più rigida per quanto riguarda la concessione del diritto d’asilo ai rifugiati. Immancabile poi l’attacco alla sinistra e alla sua egemonia, origine secondo lui di tutti i mali della società francese. Comune a Le Pen e Zemmour è ancora una posizione ostile all’Unione Europea.

Secondo i sondaggi attuali Macron sarebbe saldamente in testa rispetto agli inseguitori, ma mancano ancora diversi mesi al 10 aprile e la storia recente ci ha dimostrato la rapidità con cui crescono (e crollano) i movimenti più estremi.

Ungheria

Viktor Orbán è da ormai da undici anni saldamente al governo dell’Ungheria, che ha contribuito a trasformare in una semi-dittatura, come sostengono in molti. Non è effettivamente un errore definire così l’Ungheria se si pensa ad alcune delle più spericolate manovre del capo del governo.

In primis, in nome dei sacri valori cristiani dell’Ungheria, ha colpito con una modifica della costituzione la comunità omosessuale del Paese. Dal 2020 in Ungheria è stata dichiarata illegale la famiglia omogenitoriale e la registrazione del cambio di sesso sui documenti dei cittadini. Per controllare e indirizzare correttamente la crescita dei più giovani, Orbán ha approvato una legge per limitare la diffusione dell’omosessualità e della riassegnazione del genere tra i minori. Vengono così censurati film, serie tv e persino pubblicità che ritraggono individui della comunità LGBTQ.

Viktor Orbán. Credits: Fanpage

Sempre parlando di censura, in Ungheria è rimasta ben poca libertà di stampa e ancora meno sono i media indipendenti. Secondo la denuncia di Andras Arato, presidente di una nota radio ungherese, il governo negli ultimi anni avrebbe messo sotto scacco la libertà di stampa nel Paese. Orbán e colleghi avrebbero finanziato in maniera importante i media a loro più vicini, con lo scopo di farli vincere nella competizione con i rivali dissidenti.

Non solo, su probabili pressioni dello stato, i privati avrebbero iniziato a non concedere i propri spazi pubblicitari ad agenzie e realtà invise al governo. In questo modo Orbán, in maniera indiretta, contribuisce a far fallire le testate indipendenti e a farle acquistare da investitori vicini a lui, che non colloca l’Ungheria direttamente tra le dittature, ma dà un’idea della sua politica vicina all’estremismo conservatore, come anche l’atteggiamento nei confronti dei migranti.

Dopo la richiesta di utilizzare i fondi dell’UE per costruire un muro per proteggere le frontiere, Orbán si è reso responsabile di diversi respingimenti illegali nei confronti di profughi che avrebbero avuto diritto d’asilo. Questo è uno dei temi di scontro principali con l’UE, della quale il premier ungherese è uno dei più convinti scettici.

Movimenti e partiti fuori dagli assi di governo

Fortunatamente in Europa non tutte le realtà estremiste sono al governo o sostenute da un forte numero di elettori. In Germania è presente l’AFD, ossia Alternativa per la Germania, che alle scorse elezioni ha ottenuto ben il 10,3%. Il partito, nato nel 2013, è fondamentalmente euroscettico ed estremamente conservatore, al punto da osteggiare in ogni modo non solo i diritti degli omosessuali ma anche da disincentivare politiche attive verso la riduzione del gap di genere. Accusato più volte di razzismo e antisemitismo, dichiara anche che il cambiamento climatico non esiste.

Crediti: Bet Magazine Mosaico

In Grecia esiste il movimento Alba Dorata, ufficialmente sciolta perché riconosciuta come organizzazione criminale, che propugna ideali neonazisti e neofascisti, accompagnati da azioni squadriste e violente. Anche se lontana dai fasti di un tempo (alle elezioni parlamentari del 2015 aveva ottenuto quasi il 7% delle preferenze) rimane una realtà ancora attiva, come dimostra la protezione offertale dal monastero greco del Monte Athos.

In Italia oltre alle (politicamente) irrilevanti organizzazioni neofasciste come Forza Nuova, il partito più vicino alla destra estrema è Fratelli d’Italia, come dimostrato anche dall’inchiesta Lobby Nera di Fanpage. Il tempo delle urne in Italia pare ancora lontano, ma in una grande coalizione con Lega e Forza Italia non sarebbe improbabile ritrovare il partito di Giorgia Meloni al governo di una nazione protagonista della resistenza al nazi-fascismo.

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Di Giorgio Carboni

Laureato in Lettere Classiche. Amo la letteratura e la campagna. Credo nel giornalismo come strumento per rendere le persone consapevoli del mondo che hanno intorno.

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