Tra il 5 e l’8 marzo Papa Francesco ha visitato l’Iraq, da anni in uno stato di guerra e recentemente sotto il parziale controllo delle milizie jihadiste dello Stato Islamico: è stata la prima volta che un Papa ha visitato questo Stato e durante la visita ci sono stati dei momenti di grande impatto, non solo religioso ma anche politico.

Tutte le città visitate hanno una particolare importanza: Najaf è una delle città più importanti per i musulmani sciiti e vi è sepolto Ali, cugino e genero di Maometto e poi suo successore in quanto quarto califfo dell’Islam; Ur è un importante centro archeologico ed è la terra di origine di Abramo; Erbil è l’attuale capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno; Mosul è stata per alcuni anni controllata direttamente dall’ISIS.

Fonte: Il Post.

La visita all’Ayatollah al-Sistani

A Najaf, Papa Francesco ha incontrato il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, una delle figure di massima autorità dell’Islam sciita ma anche di grande influenza nella politica irachena. L’importanza di questo incontro la spiega Il Post: nonostante l’Ayatollah sia sciita come lo sono gli iraniani, ha una concezione diversa del rapporto tra religione e politica ritenendo che non ci debba essere ingerenza della prima sulla seconda (come spiega anche questo articolo di AGI).

Fonte: Al Jazeera.

Non è stato siglato alcun documento dai due, al contrario – continua l’articolo – di quanto fatto dal Papa nel 2019 con l’imam sunnita Ahmed al Tayeb. Ciononostante, i due si sono trovati d’accordo, tanto che al-Sistani ha rilasciato un comunicato stampa con affermazioni simili a quelle rilasciate da Francesco il giorno prima a Baghdad: entrambi auspicano dialogo tra le religioni e integrazione dei cristiani nella società irachena (sono una comunità il cui numero sta diminuendo fortemente), ma anche sostegno all’Iraq da parte della comunità internazionale, la quale dovrebbe perseguire obiettivi di stabilità sociale e non interessi politici di parte. [Il Manifesto]

La preghiera interreligiosa a Ur

Ur è il luogo d’origine di Abramo, figura comune sia al cristianesimo che all’ebraismo e all’islamismo: proprio qui si è scelto di tenere una preghiera interreligiosa. Il Papa ha pronunciato un discorso nel quale ha chiesto di superare le divisioni religiose (d’altronde anche una delle encicliche di Bergoglio si chiama Fratelli tutti).

Fonte: Corriere della Sera.

Secondo il Papa, Dio ci invita a relazionarsi con le altre persone, le quali possono aiutarci a non perdere di vista Dio stesso e quindi a non cedere alle cose terrene; l’importanza degli altri nella fede è il motivo per cui “l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello”, perciò “ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione”; un’accusa forte, pronunciata in una regione martoriata da anni di azioni violente perpetrate da gruppi religiosi estremisti.

L’importanza delle relazioni interpersonali è un elemento fondamentale non solo nella religione – sebbene il Papa, in quanto figura religiosa, indichi Dio come origine e fine dell’azione delle persone – e deve essere un aspetto centrale nella costruzione di una società più stabile, post-pandemica per il mondo ma in questa regione anche post-bellica:

La via che il Cielo indica al nostro cammino è un’altra, è la via della pace. Essa chiede, soprattutto nella tempesta, di remare insieme dalla stessa parte.

Bergoglio spiega che la pace significa non avere nemici, quindi bisogna superare l’inimicizia, un sentimento che divide la comunità umana che invece è unitaria. Le religioni possono farci capire l’unitarietà dell’umanità e quindi aiutarci a chiedere la creazione di una società più equa e nella quale ognuno possa avere quanto necessario, superando i conflitti politici che destinano milioni di persone nel mondo a non avere nulla.

Noi, fratelli e sorelle di diverse religioni, ci siamo trovati qui, a casa, e da qui, insieme, vogliamo impegnarci perché si realizzi il sogno di Dio: che la famiglia umana diventi ospitale e accogliente verso tutti i suoi figli; che, guardando il medesimo cielo, cammini in pace sulla stessa terra.

Ha ripetuto questa sua speranza anche nella messa della domenica che si è tenuta a Mosul, che è stata una delle città più importanti per l’ISIS; a causa proprio dell’estremismo islamista molti cristiani iracheni hanno dovuto lasciare questa regione. Qui ha anche incontrato Abdullah Kurdi, il padre di Alan Kurdi, il bambino il cui cadavere è stato ritrovato nel 2015 sulla spiaggia di Bodrum (Turchia) ed è diventato un simbolo del destino di molte persone che migrano dal Nord Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa.

Se Dio è il Dio della vita – e lo è –, a noi non è lecito uccidere i fratelli nel suo nome.
Se Dio è il Dio della pace – e lo è –, a noi non è lecito fare la guerra nel suo nome.
Se Dio è il Dio dell’amore – e lo è –, a noi non è lecito odiare i fratelli.

Il significato politico della visita

La visita di Papa Francesco potrebbe essere considerata importante anche solo perché è stata la prima volta che un Santo Padre si è recato in Iraq, ma non c’è soltanto questo motivo. Secondo Affari Internazionali, questa visita si ricollega a quella di Papa Giovanni Paolo II in Siria a maggio 2001: anche Wojtyla vi si recò con l’intenzione di rafforzare la comunità cristiana, il dialogo interreligioso e soprattutto “stimolare la riforma del sistema politico-istituzionale verso assetti di libertà e democrazia”. Gli attentati terroristici che colpirono gli USA pochi mesi dopo diedero però l’inizio a una nuova stagione di interventi militari che, come ricorda l’articolo, Papa Francesco ha definito “la Terza Guerra Mondiale a pezzi” e che impedirono la realizzazione di tali progetti e sogni.

Il Manifesto ritiene che questa visita possa creare un vero “accordo di Abramo”, giocando sul nome dato ai trattati internazionali siglati dagli USA con vari Stati del Medio Oriente e del Nord Africa: come detto, Abramo è una figura comune alla tre maggiori religioni monoteiste, mentre quello statunitense “è un accordo che divide tra buoni e cattivi”, tra chi sta con l’Occidente e chi ne è contro. È innegabile l’orientamento anti-iraniano della politica a stelle strisce (soprattutto durante la presidenza Trump), però la visita di Papa Francesco rafforza la posizione internazionale della Chiesa cattolica: “inter-nazionale” considerando quasi letteralmente il significato della parola, cioè nel senso che la Chiesa si pone tra gli Stati e propone una società non distorta da interessi di parte, nella quale ci si rende conto dei bisogni degli individui e si cerca di garantire a tutti delle condizioni di vita degne (su quali valori questa vita poi si basi è un altro discorso, ma solo con pace, equità e dignità ci può essere un confronto alla pari).

(Foto di copertina da: Il Post)

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Di Alessio Piccoli

Mi chiamo Alessio Piccoli, ho 23 anni e vengo da un piccolo paese in provincia di Pordenone. Studio Scienze Politiche all'Università Cattolica di Milano ed è proprio di politica che mi occupo, interessandomi principalmente ai contesti italiano, europeo e statunitense. Tra le mie altre passioni ci sono la musica e gli sport, il calcio soprattutto.

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