Elezioni 2020: tra (in)stabilità e futuro, il bilancio del voto

Le discusse elezioni del 20-21 settembre ci restituiscono il frame di un Italia che si affida alle figure politiche locali che hanno gestito l’emergenza Covid-19, ma che allo stesso tempo vuole cambiare: lo dimostra il voto del Referendum ma anche i voti espressi alle liste autonome con cui molti presidenti si sono presentati alle Regionali.

Il caso lampante è quello in Veneto di Luca Zaia: riconfermato con il 76,8% dei voti (dato più alto mai registrato in una Regione dal 1995) con la sua coalizione, ma il dato che impressiona maggiormente è il 44,6% di voti ottenuti con la lista autonoma “Zaia Presidente”, quasi il triplo di quelli ricevuti dalla Lega (16,9%) che alle Europee 2019 prese il 49,9%.

Il plus ottenuto da Zaia è da attribuirsi sicuramente alla gestione sanitaria durante il lockdown dovuto alla pandemia, ma anche dal flusso dei consensi derivanti proprio dalla fazione leghista che vede nella figura del Governatore del Veneto, il vero sostituto di Salvini anche in ottica nazionale.

Anche Toti in Liguria (+29mila voti), De Luca in Campania (+172mila voti) ed Emiliano in Puglia (+111mila voti) hanno ottenuto più voti rispetto alle precedenti elezioni, tutti forti di liste autonome. L’elettorato vede in queste liste quella che è l’espressione diretta del candidato, che sia lista civica o di partito.

Altro dato interessante è quello riferito a Facebook: causa Covid molte campagne elettorali sono state maggiormente improntate sui social per evitare comizi e assembramenti, ma non sempre hanno portato a buon fine.

In Campania De Luca ha speso zero euro, mentre l’avversario Caldoro 32mila euro con risultato “bulgaro” a favore del primo; in Veneto Zaia non ha investito soldi in sponsorizzazioni su Facebook e ha vinto con un plebiscito; nelle Marche Mangialardi ha speso 9900€ ma ha vinto Acquaroli (FdI) spendendone solo 1000. La “pecora nera” viene dalla Toscana, con Eugenio Giani che ha vinto investendo 32358 euro contro i 25453 euro della candidata leghista Susanna Ceccardi. La forte presenza sui social non basta: i soldi in sponsorizzazioni devono essere investiti bene e il messaggio deve essere efficace, ma il politico deve essere bravo a rendersi visibile ancora tramite i media tradizionali.

Referendum costituzionale: il Sì vince, ma il partito del No va ascoltato

Il Referendum Costituzionale ha sentenziato che il numero dei parlamentari verrà tagliato da 945 a 600, forte di un Sì votato da quasi il 70% dei votanti che corrisponde al target di un elettorato proveniente dalla classe media, ceti popolari e soprattutto da un 57% che non è laureato e possiede un titolo di studio al di sotto del diploma.

Il partito del No riguarda il 30% dell’elettorato, ma qui il voto arriva maggiormente dai centri urbani maggiori o da votanti con almeno il diploma di scuola superiore. I laureandi e laureati quindi sono stati la colonna portante del No insieme al ceto medio/alto degli italiani e meritano di essere ascoltati.

Il sentimento anti-elitario deriva maggiormente dal Centro e dal Sud (il Sì in questi territori vanno dal 72,8% al 74,9%) con il Nord che si esprime a favore ma in percentuale più bassa (quasi il 59%), consequenziale di una popolazione maggiormente istruita e con reddito più elevato, nonostante il voto referendario non si rispecchi poi su quello Regionale o Amministrativo.

Elezioni 2020: come escono dal voto i partiti

Se il voto referendario per il Movimento 5 Stelle è stata una vittoria che poi non si è assolutamente rispecchiata sulle Elezioni Regionali, dove il partito di Di Maio è sotto il 10% in tutte le regioni al voto, per il Centrodestra le regioni “conquistate” attualmente sono ben 15 su 20 totali.

Fratelli d’Italia sembra l’unico partito uscito con un incremento importante dei consensi (fino al 13% nelle Marche, con Acquaroli che ne è diventato addirittura Presidente), mentre la Lega subisce un flusso di voti dirottato sulle liste autonome dei presidenti o addirittura all’astensione. Pesante anche la sconfitta in Toscana con la candidata Susanna Ceccardi, ritenuta non adeguata.

Il Partito Democratico “regge” l’urto regionale (e tiene la Toscana e la Campania) e continua ad assestarsi sul 19% e imporsi nuovamente come colonna portante dell’opposizione anche davanti alla Lega (13,9%) a cui però bisogna sommare il cosiddetto “Fattore Zaia” che porterebbe il partito di Salvini a oltre il 24%.

Elezioni 2020: gli italiani vogliono competenza

Altro dato molto interessante riguarda i ballottaggi delle Comunali: sembrano quasi sparite le cosiddette votazioni “di pancia” o “di protesta”: il PD conquista Reggio Calabria, Chieti (città conservatrice), le storiche leghiste Corsico e Legnano e l’ex comune toscano di centro-destra Cascina.

Proprio la destra in molti comuni conferma quanto di buono fatto precedentemente: Castelfranco Veneto, Arezzo, Venezia sono state votazioni a valanga, tanta fiducia è stata dimostrata e l’affluenza ai ballottaggi ha superato il 50%.

Perché? Tramite le proprie campagne elettorali, mai come quest’anno tanti candidati sono stati votati per i buoni progetti e non la semplice propaganda politica. In tanti comuni italiani tira un’aria nuova: il popolo vuole competenza, persone capace di amministrare correttamente a livello locale.

Bilancio Elezioni Amministrative 2020
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Questo articolo ha un commento

  1. Roberto

    Puntuale chiaro ed esauriente, complimenti al giornalista

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