Il 20 gennaio dell’anno scorso raccontavo dell’intervento del giorno precedente di Sandro Ruotolo nella piazza “ittica” di Bologna, durante il quale urlava un “j’accuse” contro la mafia. Ogni qual volta finiva i brevi racconti inerenti a esperienze di persone massacrate dallo schifo della Camorra e delle altre associazioni malavitose, gridava sempre più forte: “La mafia è una montagna di merda”.

Quella frase non era una semplice affermazione, ma un omaggio. Sì, perché quella frase era stata pronunciata a gran voce, per la prima volta, da Peppino Impastato, cronista radiofonico, attivista politico (PSIUP e Democrazia Proletaria) e giornalista (ad honorem post mortem). Alcuni lo conosceranno per il film “I cento passi”, il quale narra la sua vita; altri per l’omonima canzone dei Modena City Ramblers, che omaggia la sua perseveranza nel combattere la mafia. Oggi Peppino avrebbe compiuto 73 anni, ma esattamente 43 anni fa fu ucciso da Cosa Nostra. Voglio parlarvi della sua vita, servendomi della canzone sopraccitata.

Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio. Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.

Giuseppe “Peppino” Impastato nasce il 5 gennaio 1948 a Cinisi, in provincia di Palermo. Nel 1977 fonda a Terrasini “Radio Aut”, una radio libera autofinanziata che usò in prima persona per condannare i rapporti tra i mafiosi siciliani (in particolare Gaetano Badalamenti) e i politici e, soprattutto, sbeffeggiare i malavitosi durante il programma “Onda pazza”. Il suo sogno era quello di eliminare la mafia in Sicilia, la sua amata terra: una voglia irrefrenabile che gli dava la forza di svegliarsi la mattina e combattere.

Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato. Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un’ideale ti porterà dolore.

Molti dei suoi parenti, suo padre in primis, avevano rapporti con la mafia locale. Infatti, sin da ragazzo ruppe i rapporti con il padre per iniziare la sua lotta, prima aiutando i contadini a cui avevano espropriato le proprie terre e poi con Radio Aut. Il suo cognome fu sia un fardello, che una spinta in più per la sua battaglia.

“Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura
Contando cento passi lungo la tua strada”.

Perché cento passi? Cento passi era la distanza esatta da casa Impastato a quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti.

Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare. Gli amici, la politica, la lotta del partito. alle elezioni si era candidato. Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perché venne ammazzato. Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l’hanno più trovato.

Usando l’espressione di un suo conterraneo, Leonardo Sciascia, io definirei Peppino un vero “uomo”: perseverante, deciso, con un forte ideale per cui ha dato la vita. Nella notte fra l’8 e il 9 maggio del ’78, Peppino viene rapito, imbottito di tritolo e fatto esplodere lungo i binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani. Nonostante fosse figlio di un mafioso, il suo cognome non lo salvò dall’essere assassinato. Le elezioni comunali a Cinisi si sono tenute qualche giorno dopo e la popolazione lo votò in massa, garantendogli un posto come Consigliere Comunale che rimase, simbolicamente, vuoto.

La morte di Peppino Impastato passò, purtroppo, in sordina poiché coincidente con il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nella capitale, a 400 km di distanza dalla città siciliana. Il caso diventò noto in Italia molti anni dopo, soprattutto grazie alla pubblicazione del film a lui dedicato. Oggi, il suo ricordo è più vivo che mai.

Grazie Peppino, la tua morte, come quella di tanti altri martiri di mafia, non sarà vana.

(Foto di copertina via Corriere)

Condividi!

Di Andrea Miniutti

Sono Andrea Miniutti, ho 20 anni e frequento il terzo anno di Studi Internazionali presso l’Università di Trento. Insieme ad Alex ho creato Fast nel settembre 2019, mi occupo di scrivere articoli di politica (principalmente italiana) e su temi inerenti a mafia e stragismo, sono portavoce di Fast nel “Polemica podcast”, gestisco la parte social del progetto e curo il sito internet.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *