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La resistenza ucraina contro l’invasione russa è in una fase molto delicata; il conflitto, spostandosi nel Donbass, è cambiato; non tanto nelle finalità del governo russo – quelle, come in ogni ideologia imperialista, sono di lungo periodo – ad essere cambiata è la distanza: la distanza tra truppe ucraine e russe, la distanza tra queste e le rispettive catene logistiche. Non c’è bisogno di dire che otto anni di occupazione della Crimea, più che uno stato convintamente filorusso, hanno creato una perfetta base militare a cielo aperto per la conquista di tutta la regione orientale dell’Ucraina.

Per questo motivo da qualche mese a questa parte il numero delle vittime sul fronte è aumentato e con esso sono cambiate le richieste di aiuti militari del governo ucraino. A questo proposito bisogna fare attenzione e non farsi ingannare da facili conclusioni: l’esercito russo non è improvvisamente diventato più forte – il fatto che, come riportato da Cecilia Sala, sia arrivato ad usare munizioni pesanti anti-nave sulla terra ferma è un segnale chiaro – semplicemente è nelle condizioni di combattere una guerra, quella d’attrito, che valorizza la sua principale caratteristica: essere numeroso.

Questo frangente del conflitto, unito ad una ritrovata aggressività e spregiudicatezza comunicativa e strategica di Mosca (vedesi le nuove riduzioni delle forniture di gas) mettono le cancellerie europee in una posizione sempre più scomoda; essenzialmente reiterano quel chicken game dove chi cede per primo perde il confronto e la credibilità. Anche per questo, il viaggio di Draghi, Macron e Scholz a Kiev è stato un segnale importantissimo che restituisce un’immagine sempre più compatta dell’UE. 

Dal viaggio in treno, all’incontro con il premier ucraino Zelensky, fino alla visita dei sobborghi di Irpin (ndr. dove l’esercito russo ha commesso gravi crimini di guerra): la missione diplomatica europea ha lasciato la sensazione che non ci possano più essere ambiguità nelle reazioni occidentali. Da questo punto di vista le dichiarazioni rilasciate sono una conferma inequivocabile della volontà di sostenere un futuro democratico ed europeo per il popolo ucraino.

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