I vincitori festeggiano e gli sconfitti spiegano, i rischi ci sono per entrambi

Nessuna analisi della sconfitta. Nessun mea culpa da invocare o da ammettere. Il centro-sinistra ha trionfato in maniera netta durante questa tornata elettorale. Un risultato impensabile solo un anno fa, ma sappiamo che un giorno in politica equivale al periodo di rivoluzione della Terra intorno al Sole. Per una volta, il punto della questione non sarà quindi affrontare temi come: la poca affluenza, l’essere il “partito della ZTL” o pensare alle pessime scelte dei candidati sindaci per quanto riguarda il centro-destra. Una vittoria è una vittoria. Occorre, a questo punto, pensare a come sfruttare al meglio questa possibilità per risolvere criticità e proseguire con la costruzione di città al passo con i tempi.

Letta e la capacità di unire da Calenda a Conte

Enrico Letta e il neosindaco di Roma Roberto Gualtieri (credits: La Voce d’Italia)

Il fronte è ampio. Da Calenda a Conte per abbattere la destra sovranista. Enrico Letta ci è riuscito e non era scontato. Da un lato un riformismo pragmatico che a Roma avrebbe potuto far bene, almeno nelle premesse. Dall’altro lato un ex Presidente del Consiglio che prova a diminuire le perdite.

Azione non ha nulla da perdere (i sondaggi lo danno al 3%) ma per il M5S probabilmente l’alleanza con il PD al ballottaggio è stata un’ancora di salvezza. I pentastellati ormai ragionano come un partito, svestiti di quella forza popolare che permetteva loro di fare la voce grossa con l’ambizione di aprire il Parlamento come una scatoletta. E mentre il centro-destra si sfalda per le visioni diverse sul governo Draghi, Letta prova a riunire tutto il campo liberal-democratico sotto un nuovo Ulivo. L’obiettivo sono le politiche del 2023 ma, come detto, manca ancora un’eternità.

Cose di destra, cose di sinistra

Salvini e Meloni hanno dovuto amaramente ammettere la sconfitta (credits: HuffingtonPost)

Le amministrative appena concluse non pongono fine alle tante manifestazioni indette, negli ultimi giorni, in tutta Italia. A Trieste gli scontri continuano. Scontri tristi che pullulano di figure che con i “No Green Pass” hanno poco a che fare. E mentre con nostalgia rievocano il fascismo, la destra li protegge.

Eppure i valori di quella parte lì dovrebbero essere altri. Invece di accogliere No Vax, terrapiattisti, neo fascisti e qualsiasi altra creatura mitologica – con caratteri troppo reali – dovrebbero dire a questi tizi che occorre studiare, conoscere e rispettare le regole e di essere, semplicemente, sobri. In questo modo la Sinistra potrebbe finalmente uscire dall’elitarismo di cui è continuamente accusata e tornare a parlare di lavoro, magari.

Consapevolezza

(credits: MeteoWeek.com)

Non ce la faccio. Non mi va di essere critico nei confronti di una vittoria netta come un 5-0. La fede calcistica mi impone di pensare che l’importante è vincere. Adesso, però, per il PD, il più grande alleato di Draghi al Governo, sarebbe cosa buona affrontare l’astensionismo e attirare a sé quel enorme mole di voti.

In più una sconfitta c’è: non ci sono sindache nelle grandi città. Appendino e Raggi hanno perso. Ora, non è tanto non avere delle sindache quanto più il discorso di diventare un partito davvero per tutti. Non si tratta di “quote rosa” o di femminismo ma di chiedersi perché poche donne e poche ragazze siano attive all’interno del partito. Ma adesso di fronte ad Enrico Letta si palesa la sfida più importante: essere capaci di rinnovare la coalizione da “Calenda a Conte” per eleggere il successore di Sergio Mattarella.

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