Detenuti fino a prova contraria

Per dirla con Becker, “la devianza non è tanto uno stato qualificante le azioni di un individuo, ma piuttosto la conseguenza dell’applicazione di regole e sanzioni altrui”: questo semplice assunto prodotto dalla Scuola di Chicago il secolo scorso, unitamente al postulato di innocenza fino a prova contraria, dovrebbero bastare per tutelare i cittadini di una democrazia liberale nel XXI secolo.

Tuttavia, il recente rapporto presentato al Parlamento dal Garante delle persone private e della libertà personale ha evidenziato come la realtà in Italia spesso riservi non solo singolari bizantinismi normativi ma più spesso aperte violazioni dei diritti individuali perpetrate da una giustizia spesso lassista. 

I dati

I dati ci dicono infatti che il sistema penitenziario italiano versa in uno stato di sovraffollamento (53.661 carcerati a fronte di 47.000 posti) che ha comportato varie condanne da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo nonché un ammonimento da parte del Consiglio d’Europa per le “condizioni di sovraffollamento ed inflazione carceraria”, ricordando come “la privazione della libertà dovrebbe essere considerata come una sanzione o una misura di ultima istanza e dovrebbe pertanto essere prevista soltanto quando la gravità del reato renderebbe qualsiasi altra sanzione inadeguata”.

via The Economist

A questo si aggiunge l’ulteriore dato che riguarda i detenuti in attesa di giudizio, ad oggi 16.000, la cui maggioranza statisticamente viene puntualmente giudicata innocente. Gli oltre 37 milioni di euro versati in 750 casi di ingiusta detenzione nel solo 2020 (anno che, a causa pandemia, ha visto un calo rispetto al trend) completano un quadro dove appare sempre più chiaro come, quello che nella prassi dovrebbe essere una estrema ratio, finisce per sfociare in un abuso.

Il Garante ricorda inoltre come più di un terzo delle condanne prevedano periodi di detenzione inferiori ai 3 anni e siano pertanto comminate per reati minori, spesso aggravati da recidiva; scenario questo che coerentemente alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa dovrebbe indurre una depenalizzazione di una serie di fattispecie di reato per le quali il carcere non può rappresentare una soluzione socialmente efficiente.

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