Siamo una società del cazzo. O meglio, ci viviamo.
La cosa peggiore è che lo facciamo anche volentieri. Ci fa piacere avere dei modelli da seguire, degli stereotipi e dei canoni da prendere come esempio. Ovunque guardiamo, alla tv piuttosto che ai social, le immagini che ci vengono proposte si traducono, sia per uomini che per donne, in una corsa alla perfezione destinata a non avere vincitori.

Nel ventunesimo secolo, anziché accettare la normalità della propria e altrui diversità, siamo costantemente influenzati da quello che viene definito in generale lo “status symbol”: il corpo da sogno, attraente non per gusto personale, ma oggettivo. Soprattutto tra i più giovani, la patina di irrealtà che avvolge la fotografia di una modella/influencer/attrice (vale anche per gli uomini), si traduce in un costante tentativo di adeguarsi al modello presentato. C’è chi riesce a conquistare la propria forma fisica ideale e chi non ci riesce. Ed è qui che scatta quel bullismo conosciuto come body-shaming.
Che cos’è? Niente più e niente meno che la derisione di una persona per il suo aspetto fisico. Che sia per la magrezza, l’adiposità, il colore dei capelli, l’altezza… non fa differenza: il fenomeno interessa il 94% delle ragazze e il 64% dei ragazzi dimostrando come ormai sia diventato la normalità.

La forma più comune di body-shaming è proprio quella che riguarda il fisico. Oltre ai dati, lo dimostra anche il seguito che sta ottenendo il movimento opposto, il body-positive: un fenomeno spontaneo portato avanti da celebrità (per lo più) che si accettano per come sono, invitando gli altri a fare lo stesso.

Perché? Al giorno d’oggi la normalità dell’avere smagliature o cellulite non è accettata. In quanti ritocchiamo una foto prima di postarla sui social? Quante volte è capitato che volessimo dimagrire (e non perché il medico ci ha detto che fosse una questione di salute)? Nei casi più gravi la sofferenza prodotta dal body-shaming sfocia in disturbi alimentari. Secondo la SISDCA (la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare), solo in Italia, ogni anno, 10 adolescenti su 100 si ammalano ed entrano in un centro di recupero, ma si deve considerare il dato in difetto. Se consideriamo i casi non accertati, la panoramica risulta ben più preoccupante.

Fare body-shaming significa ledere psicologicamente una persona. Soprattutto tra i più giovani, dove manca la consapevolezza, c’è bisogno di fare informazione e sensibilizzare sull’argomento.
Chiamare “balena” una compagna di classe, pensando che sia divertente e innocente, potrebbe portarla ad avere il pensiero costante di non essere adeguata nel proprio corpo, di dover far qualcosa per cambiarsi, ad esempio. E così via.
Non è dato sapere, nel momento in cui viene pronunciato un giudizio, quanto impatto possa avere su una persona. Su alcuni non ha effetto, su altri ne ha fin troppo.

Viviamo in una società del cazzo, in cui c’è bisogno di un m o v i m e n t o che ci convinca ad accettare il nostro corpo, per considerare normale la normalità e, sarò banale forse, ma è assurdo.

(Foto di copertina da Dolly P via Behance)

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