Al summit ONU per il clima non solo i leader mondiali per cambiare il futuro

Negli scorsi giorni, al vertice ONU sul cambiamento climatico, i diversi leader politici si sono confrontati su come arginare il disastro ambientale che sta coinvolgendo il mondo.

Come già anticipato (qui) gli obiettivi erano ambiziosi. Ciò non toglie che siano stati ribaditi, confermando (almeno sulla carta) l’impegno a voler invertire drasticamente il trend negativo del benessere legato al cambiamento climatico.

Nei primi giorni di COP26, i leader mondiali si sono riuniti per discutere di strategie, finanziamenti e accordi per fare la differenza; ad intervenire sono stati anche assicuratori, investitori e rappresentanti delle Banche, che hanno assicurato un totale di 130mila miliardi di dollari complessivi per le politiche ambientali e aiuti ai Paesi in via di sviluppo per il raggiungimento degli obiettivi fissati.

Assenze pesanti

Non è passatea inosservata al tavolo di Glasgow l’assenza di Putin e Xi Jinping.

Per quanto i due Presidenti abbiano rinnovato la loro volontà di prendere attivamente parte alla transizione ecologica a cui il resto del mondo sta tentando di avvicinarsi, si sono riservati la possibilità di farlo più lentamente. Il motivo non dichiarato potrebbe essere che entrambi i Paesi dipendano dall’utilizzo di combustibili fossili.

La Cina, non a caso, detiene il record di emissioni di gas serra, che nel 2019 avevano raggiunto un picco globale di 59,1 gigatonnellate di CO2.

La Russia, da parte sua, ha deciso di far affidamento sulle sue risorse forestali (che rappresentano il 20% di quello globali), promettendo un impegno costante a raggiungere un’economia a emissioni zero entro il 2060.

La lotta alla deforestazione

Un tema, quello della deforestazione, che ha messo d’accordo tutti. A cominciare dall’America.

Il Presidente Joe Biden ha avuto il cuore di scusarsi per le decisioni prese da Trump prima di lui, come anche riporato dalla CNN:

“I guess I shouldn’t apologize, but I do apologize for the fact that the United States — the last administration — pulled out of the Paris Accords and put us sort of behind the 8 ball”.

– Joe Biden
Credits: Il Manifesto

Accogliendo la proposta del collega inglese, Boris Johnson, Biden ha annunciato che uno dei principali obiettivi del colosso occidentale sia quello di stanziare 9 miliardi di dollari per combattere la deforestazione.

Un impegno che coinvolge tutti e 110 i Paesi presenti al vertice scozzese e che prevede uno stanziamento di quasi 20 miliardi di dollari, su un totale di 110 per cambiare le sorti del pianeta entro il 2030.

Un caso che il corteo degli attivisti di FridaysForFuture, che è sfilato per le strade di Glasgow proprio il giorno del passaggio di testimone dai Capi di Stato ai giovani chiamati ad intervenire alla COP26, sia stato aperto da una rappresentanza delle popolazioni indigene?

La lotta in strada

10mila le persone che hanno sfilato in George Square, una delle arterie di Glasgow, con striscioni, cartelloni e slogan per dare voce allo scontento dei giovani nei confronti dei giganti della politica internazionale.

Tra loro, ovviamente, anche Greta Thumberg, che ha definito la COP26 “un chiaro fallimento”. Un’ora prima dell’intervento della portabandiera del movimento che ha scosso il mondo, era intervenuta l’attivista ugandese Vanessa Nakate, che ha accusato gli Stati di “un’inazione portata avanti consapevolmente a discapito del nostro pianeta”.

Credits: TGCom24

Una manifestazione che ha avuto (e avrà, dato che ne sono state programmate altre per tutta la durata del vertice ONU) lo scopo di alzare la voce, ancora una volta, da parte dei giovani.

Perché? Perché ai giovani non va più bene essere tagliati fuori da decisioni che riguardano il loro futuro e quello dei propri figli.

Non saranno le odierne generazioni over 50 a pagare le conseguenze dell’inadempimento attuato fin’ora. Anche per questo motivo, delegazioni di giovani attivisti presiederanno e porteranno sul tavolo delle trattative i propri punti, cercando di far valere le posizioni presentate anche alla Pre-COP di Milano.

Ed è proprio di questo che si parlerà nei prossimi giorni: di clima, di risorse, energia e futuro…per quanto possibile, più verde.

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Di Chiara Ciatti

Neo-trentina dalla C aspirata; vivo di sport, femminismo e caffè. Sono una studentessa universitaria polemica, con sempre la macchina fotografica in una mano e il passaporto nell'altra. Fast è il progetto che credo mi aiuti ad esprimermi al meglio.

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