A causa del conflitto in Ucraina molti Stati europei hanno deciso di ridurre la loro dipendenza in ambito energetico dalla Russia e per trovare dei fornitori alternativi si sono rivolti verso l’Africa. Qual è però il comportamento degli Stati africani nei confronti della Russia? E alla Russia questo continente interessa?

I rapporti della Russia con il continente africano

I rapporti russi con l’Africa si ricollegano al ruolo che l’Unione Sovietica ha tentato di giocare in questa regione del mondo: nelle logiche della Guerra Fredda e ponendosi come oppositrice del colonialismo occidentale, l’URSS ha cercato di sostenere i sentimenti indipendentisti in molte aree del continente, apertamente sostenendo movimenti e leader di vari Stati; il sostegno è continuato anche quando questi movimenti hanno realizzato l’indipendenza nazionale, offrendo supporto economico e progetti di formazione a persone che poi hanno ricoperto ruoli politici molto importanti.

L’ex presidente del Sud Africa Thabo Mbeki (in carica dal 1999 al 2008) è una delle figure politiche africane che ha studiato in URSS.
Credits: Wikipedia.

Questo impegno con gli Stati africani si è però drasticamente interrotto quando l’Unione Sovietica è crollata, perché negli anni immediatamente successivi la Russia ha dovuto prima di tutto concentrarsi sulla propria situazione interna, dovendo trovare soluzioni alle difficoltà politiche ed economiche che stava vivendo. Di conseguenza, non ha avuto le risorse necessarie per impegnarsi attivamente anche in altre zone del mondo. L’interesse per l’Africa è anche diminuito per via del fatto che durante gli anni ’90 la Russia ha dialogato con l’Occidente molto di più di quanto aveva fatto precedentemente durante l’epoca sovietica.

La collaborazione con l’Occidente non ha però raggiunto i livelli auspicati durante gli anni ’90, anzi dall’inizio del XXI secolo la Russia si è trovata in aperta critica del modello unipolare perseguito dagli USA, quindi ha lavorato per costruire rapporti solidi con altri Stati in disaccordo con tale visione delle relazioni internazionali o comunque volenterosi di ritagliarsi dei propri spazi. È in questa logica che è tornata a rivolgersi verso l’Africa, ma facendolo in modo diverso rispetto a come fatto dall’URSS. I progetti sovietici in Africa erano caratterizzati da una forte impronta ideologica, con l’obiettivo di rafforzare i sentimenti indipendentisti nei vari Stati e di promuovere la liberazione dal controllo coloniale europeo e l’instaurazione di regimi politici basati sulla dottrina marxista-leninista. Alla Russia attualmente tutto ciò non interessa: l’approccio alla questione viene descritto come pragmatico perché l’obiettivo è in primis ottenere i risultati necessari per perseguire i propri interessi.

In generale i rapporti economici tra la Russia e gli Stati del continente africano sono piuttosto limitati e soprattutto molto minori rispetto ai livelli raggiunti da USA, UE e Cina: analisi mostrano che nell’area Sub-sahariana le relazioni commerciali con la Russia hanno un valore di $3 miliardi, mentre nella stessa area la Cina ha relazioni per un valore di $56 miliardi e gli USA di $27 (dati riferiti al 2017). Gli ambiti in cui la Russia è più attiva in Africa sono quelli energetico, delle materie prime e soprattutto militare. In ambito energetico collabora con vari Stati e con l’OPEC per la gestione di risorse come gli idrocarburi e il petrolio, mentre cerca di ritagliarsi un ruolo di leadership nell’ambito del nucleare, offrendo supporto per la costruzione di centrali in vari Stati del continente (ad esempio, in Egitto). Il mercato delle materie prime, essenziali in molti settori e insostituibili nella produzione tecnologica, rende l’Africa un’area del mondo essenziale per molte industrie russe: vengono importati materiali come manganese, mercurio, titanio e alluminio.

I prodotti che però senza dubbio sono l’aspetto più solido della presenza russa in Africa sono le armi; più dettagli statistici qui. Gli eserciti nazionali di vari Stati del continente hanno armamenti di produzione russa, se non addirittura ancora di produzione sovietica e quindi per evitare enormi costi per la completa sostituzione hanno deciso di rivolgersi alla Russia che produce materiali e armi sostitutive o può aiutare con la manutenzione. Non sono però solo gli Stati che già avevano armi di produzione sovietica a rivolgersi alla Russia, ma lo fanno anche Stati sovente accusati di violazioni dei diritti umani, come ad esempio il Sudan e lo Zimbabwe. Ciò accade perché la Russia non pone questioni morali e di rispetto dei diritti umani alla vendita degli armamenti, cosa che invece gli Stati occidentali tendono a fare. Infatti, la Russia non ha interesse a imporre un particolare sistema politico negli Stati con cui ha a che fare, né è interessata a quale sia la situazione nello Stato: anzi, è più che altro interessata a trovare dei leader politici disposti a instaurare un rapporto di cooperazione basata su interessi che possono essere perseguiti insieme.
Parlando del settore militare è necessario considerare anche la questione dei mercenari del Gruppo Wagner, della quale avevamo già scritto in questo articolo.

Credits: al-Jazeera.

L’Algeria come esempio

Si è detto che l’azione russa in Africa può venire descritta come pragmatica, intenzionata soprattutto a trovare partner disposti a condividere degli obiettivi da perseguire. L’Algeria può essere un ottimo esempio da prendere in considerazione, sia per capire come i due Stati interagiscono e quali possono essere le conseguenze di questo rapporto nel comportamento algerino nelle relazioni internazionali.

I rapporti tra Russia e Algeria hanno come temi principali l’energia e gli armamenti. In ambito energetico i due Stati cooperano nella gestione delle risorse petrolifere e degli idrocarburi: si vuole evitare la competizione, piuttosto si cerca di gestire insieme l’estrazione e il trasporto dei prodotti, anche perché le capacità di molti Stati africani sono molto minori a quelle russe e quindi da soli non sarebbero in grado di sostituire completamente la Russia nei rapporti con l’Europa. In ambito militare, invece, i rapporti sono duraturi e solidi: risalgono all’epoca sovietica e oggi l’Algeria è il terzo maggiore acquirente di armi russe (14% delle esportazioni totali, la Russia fornisce il 69% di importazioni di armamenti in Algeria). L’Algeria conta molto sugli import dalla Russia anche per prodotti del settore petrolifero, del settore della navigazione e dei veicoli specializzati; in totale importa beni per un valore di $1,58 miliardi, mentre ne esporta per un valore di soli $8,42 milioni (in prevalenza beni come idrogeno o prodotti alimentari tipici e tropicali).

L’analisi di questo rapporto evidenzia però come queste interazioni non portino per forza a una stretta collaborazione anche in ambito geopolitico, non c’è l’intenzione di agire insieme per imporre un certo ordine in politica estera. Il modo in cui la Russia ha a che fare con gli Stati africani si basa più che altro sullo scambio di favori e di interessi, per cui potrebbe accadere che in certe situazioni degli Stati africani non si oppongano a delle azioni russe (o alle denunce che gli Stati occidentali vorrebbero muovere contro la Russia), ma ciò non vuol dire che manterranno sempre tale atteggiamento e che si schiereranno sempre con la Russia.
Dal punto di vista prettamente economico il ruolo della Russia in Africa potrebbe venire confuso e considerato poco influente, però la capacità della Russia in questo continente sta nello sfruttare situazioni di difficoltà delle istituzioni statali per poter così perseguire i propri personali interessi o per creare dei contesti di crisi che disturbino le azioni di altri Stati attivi nell’area.

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Di Alessio Piccoli

Mi chiamo Alessio Piccoli, ho 23 anni e vengo da un piccolo paese in provincia di Pordenone. Studio Scienze Politiche all'Università Cattolica di Milano ed è proprio di politica che mi occupo, interessandomi principalmente ai contesti italiano, europeo e statunitense. Tra le mie altre passioni ci sono la musica e gli sport, il calcio soprattutto.

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