Il Festival musicale più chiacchierato d’America (e anche d’Europa che lo guarda da lontano) nel periodo primaverile è un appuntamento fisso dal 1999. Il raduno per gli amanti, inizialmente delle musica alternativa ed elettronica, poi della musica rap e pop americana da sempre si tiene nella distesa desertica degli Empire Polo Field di Indo, in California.

Distribuite su due weekend, oltre 300 mila persone partecipano all’evento. Tra di loro artisti, attori e influencer. Proprio grazie a questi ultimi si può dire che la musica, al Coachella, sia passata in secondo piano.

Crediti: E!Online

Su giornali, social e blog è molto più facile trovare notizie sugli outfit dei personaggi pubblici del momento piuttosto che dell’esibizione di un artista sul palco. Non a caso è nato quello che viene ad oggi definito “Coachella Style”: top, gonne e stivali con frangette, pantaloni alla cowboy (forse anche qualche cappello), trucchi appariscenti e acconciature colorate: il mix perfetto tra i look hippy degli anni ‘60 e oggi.

Immancabile la foto davanti alla ruota panoramica, così come della torre colorata e dei tramonti mozzafiato californiani, con le palme all’orizzonte. Ma cosa e chi c’è dietro al Coachella?

Crediti: Favim.com

La storia più lontana parte nel 1993, quando Paul Tollet e Rick Van Senten scommettono il tutto per tutto su un evento in un desolato deserto californiano, vincendo contro le aspettative.

La storia più recente, invece, è più controversa e certamente non quella di due investitori che hanno fatto una fortuna. Nel 2001, infatti, il miliardario Philip Anschutz, proprietario della Anschutz Entertainment Group (azienda più comunemente conosciuta come AEG), ha comprato una buona fetta (se non gran parte della torta) del Festival dai due co-fondatori. Ed è proprio su Anschutz che si accendono i riflettori.

Philip Anschutz (Crediti: LakeShow Italia)

Al centro delle varie polemiche social e giornalistiche che lo hanno coinvolto ci sono stati finanziamenti da parte della sua azienda a gruppi di estrema destra e movimenti anti-LGBTQ (le dichiarazioni fiscali hanno testimoniato le donazioni). Non sono servite a molto le giustificazioni di Anschutz.

Pochi mesi dopo l’articolo del Washington Post in merito alla vicenda, è stata registrata una donazione da 1 milione di dollari ai candidati repubblicani nel 2016 da parte di Anschutz e della moglie.

Che dire, quindi, se non che la musica e la moda sono una facciata colorata e “instagrammabile”?

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Di Chiara Ciatti

Neo-trentina dalla C aspirata; vivo di sport, femminismo e caffè. Sono una studentessa universitaria polemica, con sempre la macchina fotografica in una mano e il passaporto nell'altra. Fast è il progetto che credo mi aiuti ad esprimermi al meglio.

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