Calciatori, piccoli uomini

“La Federazione Italiana Giuoco Calcio, nel ribadire il suo impegno incondizionato e quello di tutti gli Azzurri contro il razzismo e ogni discriminazione, ha ritenuto opportuno lasciare alla squadra la libertà di aderire alla campagna ‘Black Lives Matter’. L’imposizione di qualsivoglia comportamento rappresenta in sé una forma di prevaricazione, sosterremo come Federazione la scelta della squadra in occasione delle gare di Uefa Euro 2020, compresa quella con il Belgio di venerdì prossimo, qualsiasi essa sia”: questo il comunicato della FIGC in merito alle polemiche.

Quando la toppa è peggio del buco. Ormai tutti sappiamo la questione politico-sociale che sta tenendo banco ad EURO2020, ovvero il consueto inginocchiamento delle Nazionali prima di ogni calcio d’inizio dei match dell’Europeo, in segno di rispetto verso il #BlackLivesMatter e sintomo dell’antirazzismo.

Se tutte le squadre hanno preso una posizione (ad esempio l’Inghilterra si inginocchierà sempre, l’Austria no), l’Italia ha prima visto soltanto 5 giocatori poggiare a terra il ginocchio per poi fare marcia indietro e scegliere di non inginocchiarsi. Anzi no, solo se lo fanno gli altri.

Questa, purtroppo è l’italianità attuale sulla questione: se i commenti “democristiani” di Bonucci e Chiellini non hanno inciso, doveva farlo la Federazione, che con il comunicato scritto qui sopra ha sicuramente peggiorato la situazione. E non è questione di allinearsi o no all’ormai linea di pensiero maggioritaria sull’inginocchiamento.

Un murale di Harry Greb, comparso dopo le polemiche sulla scelta della FIGC (via Agenzia Dire)

Essere uomini, prima che giocatori di calcio.

E con l’essere uomini intendo prendere posizione, ma anche essere chiari sulla questione e dare un seguito a questo gesto, perché i gesti sono simbolici, ed è giusto e onorevoli farli, ma quali devono essere seguiti da fatti concreti per risolvere la questione.

Cosa fanno i calciatori italiani, la FIGC o la UEFA per arginare quantomeno relativamente il razzismo? Nulla. E non ditemi i video delle campagne “No To Racism” perché sono utili a livello comunicativo, ma non serve a cambiare le menti delle persone.

L’Italia qui, intesa come Nazionale o Azzurri che dir si voglia, doveva prendere una posizione: “Sì, ci inginocchiamo perchè…”, “No, non ci inginocchiamo perchè…”. E qui non si tratta di mere rimostranze politiche, ma un segnale da Uomini con la U maiuscola, perchè ora come ora non è così.

Il razzismo si combatte ogni giorno, con i fatti: ad Arnautovic, attaccante della nazionale austriaca, in questo Europeo è bastato cavarsela con una giornata di squalifica dopo che in Olanda-Macedonia Del Nord aveva segnato ed insultato con epiteti razzisti il giocatore macedone Alioski. La UEFA si dice contro ogni tipo di razzismo, perché non cominciare da queste cose e punirle pesantemente?

In tutto questo l’Italia da qui alla fine della competizione, valuterà se inginocchiarsi o no in base alla richiesta delle squadre avversarie: un’altra occasione persa, questa sì, per dare un segnale forte. La scelta poteva essere favorevole o contraria e con motivi ben precisi, ma almeno avremmo preso una scelta vera.

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