La mini ripresa occupazionale nel periodo luglio – novembre si è infranta nella giornata di ieri dopo che ISTAT ha pubblicato i dati annuali riguardanti il 2020.

Si nota che rispetto all’anno 2019 sono stati persi ben 441mila posti di lavoro e 482mila inattivi in più. Questa la fotografia di un paese che arranca e stenta a trovare una via d’uscita ad una crisi accentuata dal Covid-19.

Il blocco dei licenziamenti è risultato uno specchio per le allodole dato che non è andato a tutelare i contratti a tempo determinato e la stragrande maggioranza dei lavorati con contratto a termine è stata mandata a casa senza un rinnovo.

Nella lettura dei dati ISTAT emerge anche un altro problema, probabilmente il più significativo: delle 101mila unità lavorative ad aver perso il lavoro nel mese di Dicembre, 99mila risultano donne. Questo ci dice che il problema non è culturale, ma è proprio il sistema ad essere estremamente patriarcale.

L’ultimo sconvolgente dato che va messo sotto la lente d’osservazione riguarda la percentuale di persone che dopo aver perso il lavoro ne cercano uno nuovo: il 30%. Una percentuale che spiega bene come – soprattutto nelle fasce più giovani – si sia abbandonata la voglia di cercare un futuro migliore a favore di frustrazione e rassegnazione.

Per invertire la rotta servirà molto più di quanto già detto (troppo) e fatto (molto poco).

(Foto di copertina da: Fortune)

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