Premessa: questo articolo è frutto della sintesi di critiche e opinioni provenienti da diversi spazi e community, da Reddit a YouTube, al giornalismo mainstream. Gran parte del materiale si può trovare sulle piattaforme menzionate ma per uno sguardo più approfondito (e meglio redatto) sul tema che stiamo per affrontare consiglio questo articolo di Current Affairs

Jordan Peterson è stato definito come “ciò che di più vicino il mondo accademico ha ad una rockstar“. Peterson è stato definito dal New York Times come “l’intellettuale attualmente più influente del mondo occidentale“. Peterson è un professore di psicologia dell’università di Toronto divenuto famoso per la sua opposizione alla legge C 16 e al suo libro di self help “12 Rules for Life”.

Lo scopo di questo articolo è smontare l’immagine idealizzata di Jordan Peterson e al suo culto della personalità; per farlo valuterò solo alcuni dei campi in cui Peterson ha passione ad esprimersi senza esserne un esperto, molti altri settori fondamentali per la sua narrativa verranno però non trattati, come le sue idee sulle gerarchie animali o ancora più importanti, le sue critiche del femminismo. Per riscaldamento però vorrei riprendere momentaneamente la Bill C 16 e 12 Rules for Life che tanto sono stati il suo trampolino di lancio alla fama mondiale, quanto l’incarnazione dei suoi pregiudizi e (forse) della sua disonestà. La legge C 16 passata dal parlamento canadese nel 2016, era una legge che potremmo vedere simile alla nostra legge Zan sull’omobitransfobia, in sostanza avrebbe criminalizzato la discriminazione sulla base dell’identità di genere. Ma Peterson ribrandizzò la legge come una violazione della libertà di parola da parte del malvagio e totalitario “politicamente corretto” sostenendo che si sarebbe finiti in prigione se si fosse chiamata una persona transgender con il pronome sbagliato. Nel 2016 ancora non eravamo abituati alla retorica conservatrice contro l’attivismo femminista o trans, e molti studenti universitari americani caddero nella sua narrativa che pareva solo di “buon senso”.

12 Rules for Life ci mette di fronte ad un’altra delle sue più comuni dinamiche, complicare all’assurdo concetti banali. Non vorrei essere frainteso, questo libro ha avuto un enorme successo, e ha aiutato moltissime persone ad uscire da situazioni di depressione. Ma questo ci dice di più della sua abilità di scrittore, della sua abilità di psicologo o dell’attuale stato della salute mentale di molti giovani (per lo più maschi e “occidentali” se non fosse chiaro il suo target)? Le 12 regole non sono più che consigli paterni (empiricamente inconfutabili perché non basati su un’analisi empirica ma su una narrativa ideologica) espressi con evoluzioni linguistiche che li rendono inintelligibili a chiunque non legga in quelle parole esattamente ciò che ci vuole leggere. Anche con la legge C 16 è stato così, ognuno leggeva nelle proteste di Peterson ciò che voleva, potevi essere un moderato e credere di difendere la libertà d’espressione ed essere con Peterson, potevi essere un omofobo ed essere con Peterson. E come la sua famigerata intervista con Cathy Newman (e la comparazione del professore tra i valori fodanti di Mao e quelli degli attivisti per i diritti trans) ci insegna, Peterson non sarà mai sufficientemente chiaro per avere da lui una posizione netta su un problema.

crediti: The New Yorker

Nazismo

Uno degli errori potenzialmente più dannosi del professore è quello che commette quando parla di nazismo. In alcuni suoi interventi Peterson con l’aiuto delle inferenze junghiane parla di Hitler come di un pazzo, qualcuno non che aveva un piano concreto che ha messo in atto, ma una figura irrazionale, perché sterminare a ritmo sostenuto gli ebrei quando stai perdendo la guerra invece di sfruttarli come forza lavoro? Oltretutto presenta l’Olocausto solo come l’ultima fase di un climax della psicosi del fuhrer. Tralasciando la totale inaccuratezza storica di entrambe le affermazioni (Hitler delineava il suo odio verso gli ebrei già nel Mein Kampf, e come confermano i più importanti gerarchi lo scopo dello sforzo nazista era eliminare gli ebrei prima ancora che vincere la guerra), dipingere Hitler come un pazzo non fa altro che rendere il nazismo un’aberrazione storica molto lontana dalla nostra realtà e probabilmente irripetibile. Ricordiamoci che l’idea di “liberarci” degli improduttivi e dei malati mentali, fu un’idea radicata nella ceca fiducia nella scienza e nel progresso e che nacque negli Stati Uniti ancor prima che in Germania.

“Post-Modern Neo-Marxism”

E qui raggiungiamo il nocciolo della sua retorica conservatrice. Con neo-marxisti post-moderni Peterson mette assieme tutta quella sinistra che sta antipatica a lui e a tutti i suoi sostenitori; non gli importa della criminale semplificazione che sta facendo, ignorando importantissimi conflitti ideologici interni alla stessa sinistra, ad esempio tra quella liberal-identitaria e quella anticapitalista. Mette insieme un’ideologia di origine moderna come il marxismo, che crede in una grande narrativa globale, che vede contrapposte due classi sociali, con la corrente postmoderna (già di per sé incredibilmente eterogenea), che invece mette in discussione queste grandi narrative storiche, mette in discussione la nostra stessa capacità di conoscere empiricamente la nostra realtà. Banalizzando poi filosofi come Derrida o Foucault rendendoli araldi delle “identity politics”, figlie degeneri di una sinistra demagogica e anti-occidentale (come se il marxismo o il post modernismo non fossero nati in occidente); senza tenere in considerazione che le “identity politics” hanno sempre fatto parte della nostra storia politica. Ma considerando le sue critiche ai movimenti per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam, non ci dovrebbe stupire l’ignoranza che il professore palesa in ambito politico.

Potremmo proseguire a lungo sulla disonestà intellettuale di Peterson, partendo dalla sua negazione del cambiamento climatico (oh certo non lo nega direttamente, ma i dati a sostegno del riscaldamento globale sono falsati dall’ideologia no? E poi anche se i dati fossero veri “non potremmo risolvere il problema“), potremmo parlare delle sue frequentazioni con Ben Shapiro e PragerU, tra i peggiori outlet conservatori che si possano trovare su internet. Ma questo articolo deve finire, ed è giusto lasciare al lettore il piacere di immergersi nella ricerca, che se condotta con mente critica non può che giovare.
Vorrei finire constatando con piacere che Peterson è recentemente uscito da una dipendenza da benzodiazepine, ed essendoci finito fondamentalmente ignorando i suoi stessi consigli, c’è da chiedersi, nel suo prossimo libro in arrivo a marzo “Beyond Order: 12 more rules for life” andrà a rivalutare alcune delle sue posizioni più criticabili?

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