Ambientalismo pragmatico

L’Unione Europea nell’ultimo decennio ha riservato sempre maggiore attenzione alla questione climatica e dell’impatto che le economie del vecchio continente hanno sul pianeta. L’obiettivo di medio termine si concretizza in una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030, per poi raggiungere la completa decarbonizzazione entro il 2050 (ndr orizzonte temporale descritto non caso da Draghi nel suo discorso programmatico).

I limiti nella pianificazione italiana

Contestualmente al programma europeo “Clean energy for all Europeans” l’Italia ha presentato alla Commissione il così detto PNIEC (Piano nazionale integrato energia e clima) dove sono contenute le strategie che il precedente governo aveva studiato per il conseguimento degli obiettivi europei. 

Le principali critiche rivolte al PNIEC dagli esperti riguardano:

  1. Uno scenario di crescita economica, fondamentale per finanziare gli interventi necessari, ottimistico pre-pandemia, irrealistico oggi.
  2. Un trend di riduzione dei consumi energetici sostanzialmente poco credibile (es. incremento della mobilità elettrica dal 5% al 20% entro il 2030).
  3. Un approccio politico generalmente top-down nonché una scarsa considerazione dell’imprevedibilità dello sviluppo delle tecnologie necessarie (es. batterie).
Pare naturale chiedersi come si intenda incrementare del 400% la quota di trasporto elettrico, a fronte di una sostanziale stabilità della percentuale (attorno al 5%) negli ultimi sette anni.
(Fonte MISE)

NextGen e ambiente

Nell’ottica della redazione del PNRR sarà pertanto fondamentale tenere presente questi elementi cercando di ragionare pragmaticamente sui passi da intraprendere.

Per non cadere nei vecchi errori sarà necessario adottare un approccio neutrale alle tecnologie rinnovabili, non conoscendo i prossimi sviluppi tecnologici non è conveniente né dal punto di vista ambientale né da quello economico concentrare risorse verso un’unica tecnologia. 

Proprio a questo scopo, per non farsi trovare impreparati circa le ultime frontiere tecnologiche, sarà indispensabile destinare una sostanziosa quota delle risorse europee alla ricerca, applicata e di base, evitando sprechi di risorse in incentivi disorganici e poco incisivi in termini di riduzione di emissioni.

Infine, non è da sottovalutare l’aspetto delle autorizzazioni e della burocrazia che in Italia rappresentano un forte freno agli investimenti di imprese che adottano sistemi innovativi e bassa impronta ecologica.

(Foto di copertina da: IGV.it)

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