Amazon Italia in sciopero

Oggi, per la prima volta, non ci saranno consegne di pacchi da parte di Amazon. È stato infatti indetto in data odierna, 22 Marzo, il primo sciopero da parte di tutta la filiera logistica e di distribuzioni di Amazon in Italia da part le dei sindacati CGIL, CISL, Uiltrasporti, Filt e Rit. La protesta avverrà su tutti i livelli: dai dipendenti di magazzini con contratto sindacale nazionale alle varie aziende che forniscono i vari servizi di logistica.

Lo sciopero è la diretta conseguenza di una brusca interruzione da parte di Amazon contro i sindacati che avevano posto un tavolo di discussione su varie tematiche come: ritmi di lavoro, inquadramento del personale, orario degli autisti e anche l’indennità covid visto che l’attività durante il lockdown non si è mai fermata, anzi è aumentata di intensità vista la possibilità da parte della popolazione di acquistare tutto o quasi solo online.

Il motivo

Per i sindacati non c’è stata un’adeguata attenzione per la condizione dei lavoratori nonostante il boom di fatturato da parte di Amazon nell’ultimo anno. I lavoratori dal canto loro hanno lanciato un appello per sensibilizzare la questione anche tra i cittadini fruitori del servizio perché la questione principale è la mancanza di rispetto per il lavoro svolto dai vari operatori del settore, la dignità del lavoratore ma anche la sicurezza loro e di chi acquista.

ANSA/Andrea Fasani (via SkyTG24)

Pensandoci bene, lo sciopero è stato chiesto proprio da parte di chi ha permesso ad Amazon di avere un fatturato così importante, permettendo così il corretto sviluppo dell’e-commerce. Amazon da controparte ha risposto elencandone i numerosi benefit verso i propri lavoratori e di come l’azienda stia contribuendo a creare sempre nuovi posti di lavoro investendo, dal 2010, 5,8 milioni. di euro e creando 9.500 posti di lavoro.

Necessario un cambiamento

Cercando sempre di dare una visione totale della vicenda senza emettere sentenze dalla retorica vuota si potrebbe chiedere, quantomeno, ad Amazon di cambiare quel motto scritto sopra una sede a Seattle che recita più o meno così: “Work hard, have fun, make history”. Anche perché lavorare 8 ore e mezza al giorno rientra nel lavorare duro, ma di sicuro non c’è divertimento da parte di chi – in ogni caso – non è sotto la tutela di una clausola sociale né sicuro di avere una continuità occupazionale, in caso di cambio di fornitore.

Rimarrebbe il “make history” di Bezos che si sfida a colpi di miliardi contro Musk per la classifica dei miliardari con più miliardi e tutto ciò non ha un briciolo di contatto reale con la realtà sociale di miliardi, non di euro, di persone.

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