Svolta storica nei rapporti tra Israele ed Emirati: il premier Netanyahu e Mohammed bin Zayed, principe ereditario e Ministro della Difesa emiratino hanno pubblicamente annunciato l’accordo in cui “Israele si impegna a sospendere le annessioni dei territori della Cisgiordania per concentrarsi sui legami politici con i paesi del Golfo”.

Ma bisogna fare attenzione a non chiamarla “rinuncia”, perché nonostante sia stato raggiunto un accordo impensabile fino a poco tempo fa, Israele ha voluto sottolineare che “l’annessione non è stata cancellata, ma temporaneamente sospesa”.

Il presidente americano Donald Trump che è stato uno dei fautori di questo accordo esce decisamente in maniera molto positiva in ottica elezioni, ma soprattutto dà continuità al famoso “Accordo del secolo” del 28 gennaio 2020 siglato a Washington nel quale presenziarono sia Israele che gli Emirati Arabi Uniti.

Trump, come da consueto modus operandi, ha voluto pubblicare per primo la notizia ufficiale dell’accordo sul proprio profilo Twitter con un post, subito ritwittato dal premier Netanyahu.

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1293922936609546240

La firma ufficiale pare avverrà nelle prossime settimane proprio alla Casa Bianca su volontà del presidente USA.

L’accordo Israele-Emirati però non è stato deciso in poco tempo: da mesi si susseguivano relazioni non ufficiali tra i due paesi, tanto che persino il capo dell’agenzia del Mossad Yossi Cohen era stato più volte nei paesi del Golfo per stabilire legami e relazioni.

Ci sono stati parecchi riscontri anche dalla stampa israeliana e internazionale sul fatto che vi siano stati dei voli medici contenenti mascherine e ventilatori da Abu Dhabi verso Israele per aiutare la popolazione colpita pesantemente dal Covid-19.

I piani di Netanyahu da un po’ erano stati ammorbiditi per fare spazio alla costruzione dei rapporti con i paesi del Golfo, data la continua discesa di consensi all’estero verso i progetti israeliani.

Israele ha svoltato verso questa direzione per contenere sempre più la forza iraniana che soffia impetuosa verso Tel Aviv: questa vittoria diplomatica per il presidente del Likud è sicuramente una boccata d’ossigeno.

Gli Emirati tramite il principe Zayed hanno fatto intendere come questo accordo sia molto importante sotto tutti i punti di vista: economici, scientifici, sociali e per dare una svolta all’era post-greggio.

La cooperazione tra i paesi potrebbe aprire enormi sbocchi in ottica di una stabilità della regione medio-orientale. La laicità del mondo emiratino è sicuramente un fattore, visti i risvolti politico-religiosi del partito attualmente alla guida di Israele oltre alla lotta di Abu Dhabi contro la jihad e i Fratelli Musulmani sostenuti invece da Qatar e Turchia in primis.

C’è da dire una cosa fondamentale: non è un accordo di pace, vista la confusione comunque che vige ancora all’interno di questo accordo, ma una normalizzazione delle relazioni tra i due paesi (con gli USA che fanno da mediatori interessati in primo piano).

Da questo accordo tutti ne escono a testa alta ma anche con le spalle coperte per aver rimediato a errori passati (Emirati considerati traditori della causa palestinese, USA con un plus in politica estera, Israele con i suoi tentativi di annessione) con un obiettivo comune: creare una leadership del Golfo contro gli autoritarismi iraniani e turchi.

Il contenuto ufficiale dell’accordo è ancora molto fumoso e lo vedremo a breve, nel frattempo una cosa è certa: il primo enorme passo verso una pace medio-orientale è stato fatto, ora ne attendiamo gli sviluppi.

(Foto copertina di AFP)

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