La strategia di Marketing con cui Clubhouse conquista gli utenti è la stessa con cui Lidl promosse le sue scarpe

In queste ultime settimane gli argomenti più ricorrenti sui giornali ed online sono stati due: la crisi di governo, provocata da Matteo Renzi che ha di fatto messo fine al governo giallo-rosso dopo un lungo tira e molla e Clubhouse, l’app social del momento, fondata da Paul Davison e Rohan Seth in piena pandemia con ottimi risultati.
Si pensi che a meno di un anno dalla sua nascita ha già raggiunto una valutazione di 1 miliardo di dollari (mica male!).

Attualmente l’app vanta già un numero corposo di utenti (circa 2 milioni) seppur sia disponibile momentaneamente solo su sistemi iOS; per chi utilizza un Android (che ricordiamo essere il sistema operativo più diffuso al mondo) c’è ancora da pazientare, anche se credo che molto presto potrà essere disponibile anche lì considerando il successo che sta riscontrando.

Come funziona Clubhouse?

Prima di parlare della strategia di Marketing adottata da Clubhouse, vorrei fare un accenno al suo funzionamento.

Una volta scaricata l’app dallo store, serve effettuare la registrazione che è molto semplice e veloce per poi poter usufruire delle varie funzionalità del social.

Attenzione però, la peculiarità di quest’app risiede nel fatto che al momento si può accedere solo tramite invito da un altro utente; se si dispone di un invito la si può utilizzare, altrimenti serve aspettare.

Una volta dentro, la home principale si suddivide in stanze nella quale gli utenti possono discutere in formato audio su vari argomenti. Molti la definiscono come un grande contenitore di Podcast, con la differenza che qui ognuno può interagire anche con personaggi illustri (ad esempio qualche giorno fa è stata creata una grossa “rooms” in cui era presente anche Marco Montemagno).

È bene anche specificare che, una volta che viene chiusa la stanza, i messaggi non vengono salvati ma scompaiono.

Ora, come detto poc’anzi, non è mia intenzione soffermarmi troppo sul funzionamento quanto piuttosto sulla strategia di Marketing che la piattaforma ha adottato per creare un forte engagement attorno a sé.

Clubhouse e il Marketing dell’assenza

Per cercare di capire cosa spinga migliaia di persone a richiedere con insistenza un invito sulla piattaforma è necessario tornare indietro di qualche mese, più precisamente a quando la Lidl lanciò il suo primo paio di scarpe.

(per la cronaca, sì vengono vendute anche a cifre da capogiro)

Quando Lidl presentò la sua linea di scarpe ci fu chi ebbe una reazione molto sarcastica ed ironica, sostenendo che nessuno sarebbe andato in giro con un paio di scarpe del genere e chi al contrario avrebbe pagato cifre anche molto esose per accaparrarsele.

Oltre ad una strategia di marketing molto mirata, ebbero un ruolo importante anche diversi influencer e youtuber che contribuirono al boom della vendita delle scarpe che registrarono un record di vendite sin dalle prime ore.

Un pizzico di autoironia, il piacere di possedere un capo quasi unico hanno di fatto creato quell’attesa che ne ha decretato il successo.

Che cosa c’entra Lidl con Clubhouse è presto detto: entrambe sono riuscite a creare attorno ai loro prodotti un trigger potentissimo che è quello dell’esclusività.

La necessità di inclusione

Ora che ci siamo abituati a vivere in un’epoca in cui si ha accesso a qualsiasi cosa, rimanere “tagliati fuori” ci mette paura e genera in noi ansia, sovrapposta anche al difficile momento che, da un anno a questa parte, stiamo attraversando. Ora che i rapporti con gli amici e la nostra socialità assieme alle nostre libertà per forza di cose si è ridotta il nostro desiderio di essere partecipi (di un evento o un momento) è aumentato sempre più.

Clubhouse ha giocato anche su questo e ne è divenuto l’emblema; alla maggior parte degli utenti non interessa tanto le funzioni che ha (a molti ancora poco chiare) ma hanno avuto bisogno piuttosto di autorealizzarsi, utilizzando una cosa che ancora non tutti hanno.

Concludendo, c’è una domanda che occorre porsi dal mio punto di vista: partendo dal presupposto che secondo me l’app verrà sempre più scaricata ed usata, da giovani e adulti, nei prossimi mesi dopo questa prima fase di “testing” che cosa deciderà di fare Clubhouse? Come monetizzerà gli investimenti fatti? Sceglierà di rendere esclusive anche le “rooms” mettendole a pagamento? Che strategie deciderà di adottare nel medio-lungo termine per affermarsi come nuovo social di ritrovo?

Probabilmente sono domande che ai vertici si stanno già ponendo, ma il tema resta e lo giro a voi: cosa diventerà Clubhouse da “grande”? Il nuovo punto di ritrovo o l’ennesima promessa mancata?

(Foto di copertina da: Slack)

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