9/11 Day: La teoria del complotto sionista

Diciannove anni sono passati da quel giorno che cambiò per sempre il mondo con l’attentato alle Twin Towers e al Pentagono nei quali persero la vita 2977 persone e più di 6000 furono ferite.

L’11 settembre 2001 è anche il terreno fertile su cui seminare e porre le basi per le teorie del complotto, le quali si nutrono della linfa populista dell’estrema destra e nell’ala sinsitra anarco-insurrezionalista, non solo americana ma internazionale.

Tra le tantissime teorie sul 9/11, la più consolidata riguarda il “complotto sionista” o “complotto giudaico-sionista”: secondo questa narrazione, oltre 4000 persone di religione ebraica, dipendenti negli uffici delle Twin Towers, furono avvisati dai servizi segreti israeliani di un possibile evento la mattinata dell’11 settembre, e ai quali fu ordinato di non presentarsi a lavoro e di non fare alcun riferimento a familiari o ad amici.

A rinforzare questa teoria, l’input che porta al “Protocollo dei Savi di Sion“, un documento risalente al 1903 creato dalla polizia zarista sovietica, contenente un complotto sionista per governare il mondo attraverso una gigantesca lobby israelita comandata da una grande famiglia.

I seguaci del complotto giudaico-sionista rilevano un bias di sostentamento della loro tesi attraverso i Rotschild. Potente famiglia ebraica del XIX° secolo, i Rotschild elargivano prestiti alle monarchie europee, richiedendoli con un elevatissimo tasso d’interesse, allo scopo (secondo i cospirazionisti) di influenzare le politiche del mondo.

Il 17 settembre 2001, la tv libanese Al-Manar nota per essere vicino al gruppo di Hezbollah, rilancia la notizia in diretta nazionale di 4000 ebrei assenti da lavoro al momento dell’attentato, con tanto di intercettazione di una presunta telefonata:

“Hello, David Rosenberg?” – “Yes” – “This is the Mossad. Listen, don’t go to work on Tuesday.” – “Oh..w-why?” – “Yes, another terrorist attack on the US…call in sick, David, stay at home” – “Ok. We’ll do it. Thanks, Sir”. – “Remember: not any word with your family, friends or co-workers.”

Al-Manar implementò ciò che il giornale governativo siriano Al-Thawra scrisse tra le proprie colonne di stampa il 15 settembre, dove sosteneva appunto l’assenza di 4000 dipendenti di religione ebraica dalle loro postazioni negli uffici delle Twin Towers, confermata (secondo i siriani) dall’ambasciata americana a Damasco.

L’inizio del complotto sionista collegato alle Torri Gemelle però risale al 12 settembre, il giorno dopo l’attentato.

Il Jerusalem Post titolò così la sua edizione: “Hundreds of Israelis Missing in WTC Attacks” per poi continuare “The Foreign Ministry in Jerusalem has so far received the names of 4,000 Israelis believed to have been in the areas of the World Trade Center and the Pentagon at the time of the attacks“.

Nel documentario della BBC “The Conspiracy Files” i dati smentiscono questa teoria: 119 vittime sono ebree e di 72 non si ha mai avuto la certezza dell’identità, perché i corpi non sono mai stati trovati.

Come riporta anche l’American Jewish Year Book 2002, il 9% della popolazione di New York è ebraica e il giorno degli attentati dell’11 settembre circa 400 sono state le vittime di religione ebraica su 2977, ovvero all’incirca il 15%.

Se 4000 dipendenti di religione ebraica fossero rimasti nelle loro abitazioni quella mattina, la percentuale delle vittime ebree sarebbe stata molto inferiore.

Dopo quasi vent’anni dall’evento che ha cambiato per sempre la storia dell’uomo, questi complicati progetti architettati dai “poter forti” continuano ad avere numeri importanti di proseliti in tutto il mondo.

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